mercoledì 27 aprile 2022

Amore, sesso e gigolò

 



Il gigolò, figura portata in primo piano dal personaggio interpretato da Richard Gere in American gigolò, è sempre esistito come giovane uomo prestante mantenuto da una donna ricca e matura, spesso sposata, di cui troviamo traccia anche in un'altra pellicola anteriore quale Colazione da Tiffany; il personaggio era interpretato da George Peppard che poi si innamora di Audrey Hepburn. Recentemente ho avuto l'occasione di ascoltare alcune interviste fatte al celebre gigolò Roberto Dolce (in arte Roy), un professionista con le idee molto chiare; ho trovato interessanti le sue parole da certi punti di vista.

Roy si descrive come una sorta di Casanova, un amante capace di catturare l’animo femminile e si comprende come per le donne sole e bisognose di attenzioni diventi facile lasciarsi catturare dal suo stile da esperto seduttore capace di far sentire la donna al centro dell’universo. Antonio Casanova, quello vero, appare come un amante eccezionale esperto nell’arte dell’erotismo, capace di rendersi infinitamente desiderabile e di far capitolare anche le donne più refrattarie. Lui, il gigolò, sa cogliere, si evince dal suo narrare, i punti sensibili di ognuna e su quelli lavora con sagacia finché dona ciò che la donna desidera. Non solo sesso, quello, afferma Roy. è l'ultimo passo: molte donne vogliono essere prese per mano davanti ad un film, altre hanno bisogno di ascolto, altre ancora di far ingelosire un marito distratto: sono donne che in lui trovano chi colma le loro mancanze. Durante le interviste, Dolce sostiene di non essersi mai innamorato, ma di dedicarsi alle sue clienti con grande dedizione per soddisfare ogni loro richiesta. Loro sono le uniche donne con cui si intrattiene dal punto di vista sessuale.

Un interessante studio sul singolare uomo del settecento lo ha fatto lo scrittore ungherese Sàndor Marài nel romanzo “La recita di Bolzano”, una sua versione della vicenda del noto Giacomo che si ferma, come è accaduto storicamente dopo essere uscito dal carcere dei Piombi, a Bolzano per alcuni giorni. Lì, nel racconto di Marài, viene a sapere che risiede l’Unica, Francesca, la sola che abbia amato ed ora è sposata con il conte di Parma. Finalmente sta per incontrare l’Unica: per lei il vecchio istrione veneziano accetterà il più difficile dei ruoli. Il marito di Francesca lo invita a sedurre e poi abbandonare la moglie perché sa che a lui basta una notte per dimenticare e a lei per rimanere delusa. Come scrive Màrai, nessuno meglio di Giacomo sa che “l’Unica rimane tale soltanto finché è ricoperta dai veli misteriosi e dai drappi segreti del desiderio e della nostalgia”. Cosi avviene l’incontro ma la previsione non si realizza, è Casanova lo sconfitto che come per una maledizione mai più si innamorerà.

Nella realtà quotidiana la donna, quando incontra Casanova, vive un’esperienza forte ed appagante perché lui la amerà intensamente anche solo per pochi giorni. Casanova è un libertino “per sempre”, non troverà mai l’unica capace di farlo capitolare. Il nostro gigolò sembra essere una variante dell'antico Casanova con la differenza che il noto amatore veneziano non si faceva pagare perché amava e non stava prestando un servizio.

Ciò che deve essere chiaro è il fatto che l'amore è un sentimento, l'innamoramento è un particolare stato di grazia, è il volo della libertà, è gratuito e non si può ricevere come servizio a pagamento. Lo sa anche Roy, mentre descrive le sue prestazioni e le sue cure, dice di essere un po' medico e un po' psicologo e chissà che non riesca anche a far superare i conflitti, le paure e le solitudini alle sue danarose clienti. Ciò che mancherà alle donne in questione è il piacere di sedurre grazie alle proprie doti e non al portafoglio ricolmo. Non sarebbe meglio andare con un gigolò solo per soddisfare un desiderio sessuale? Per trascorrere, senza farsi illusioni, una serata diversa? Un po' come fanno gli uomini con le squillo, la parità è anche questo, o no? E poi l'amore un giorno, magari, scaglierà la sua freccia.

Maria Giovanna Farina pubblicato anche su Dol's magazine il 26 aprile 2022

mercoledì 9 marzo 2022

Una volta al mese "ti amo"

 

Abbraccio, opera di Paola Giordano

Le app del sesso sono in costante aumento, ne inventano sempre di nuove e più efficienti per venire incontro alle esigenze di chi vive la sessualità solamente digitando un sito sullo smartphone: la tecnologia favorisce chi cerca incontri che non devono avere un seguito, che non portano ad una relazione continuativa, non solo sentimentale ma nemmeno sessuale.

La relazione erotica di un'ora è invece qualcosa di diverso, è una modalità di incontrare ed è presente nelle relazioni sessuali degli esseri umani da tanto tempo, molti anni prima che la tecnologia diventasse così invasiva nelle nostre vite tanto da scandirle e organizzarle.

La relazione erotica di un'ora non è andare con una prostituta con cui vivere un incontro a pagamento per soddisfare senza nessuna implicazione sentimentale il desiderio sessuale.

La relazione erotica di un'ora è avere un rapporto con una persona, ma con cui ci si incontra con cadenza mensile o quindicinale solo per fare sesso, questa è la conditio sine qua non. Poi ci si riveste, si lascia la camera d'albergo e ognuno dei due torna alle proprie vite senza più pensare all'altro, finché non ritorna il giorno stabilito del nuovo incontro. Certamente può apparire un comportamento strano, ma è presente in tutti gli strati sociali e le persone coinvolte non sono prive di una vita sociale, tutt'altro. Sono uomini e donne impegnati nel lavoro e con partner sentimentali, con famiglie e amici, essi non cercano una vera relazione extraconiugale ma un'ora di evasione, però sempre con la stessa persona. Poi non instaurano un dialogo, non si fanno regali, non si telefonano per amoreggiare, non si mandano messaggi al cellulare: fanno solo sesso. Un sesso, secondo i loro racconti, privo di tabù, ma soprattutto adatto a mettere in scena le più recondite fantasie erotiche. In questo modo lo si fa con una persona che non crei problemi alle rispettive vite, bensì rimanga del tutto estranea alla quotidianità.

È un modo di dire “Ti amo” senza le conseguenze di questa impegnativa dichiarazione? Chissà, forse è un ti amo particolare: si rinnova una volta al mese e in quel momento si prova l'ebrezza di vivere un sogno. Il sogno di un amore che sfugge continuamente, un amore desideroso di venire al mondo senza mai riuscirci vittima di una coazione a ripetere.

Ciò che colpisce è il fatto che la relazione erotica di un'ora sia sempre con la stessa persona, non c'è dunque promiscuità ma una ricerca della sicurezza, anche nella trasgressione, per essere fedeli ai propri tradimenti.

Maria Giovanna Farina

sabato 19 febbraio 2022

L'amore al buio


 Amore giunge anche se non siamo pronti ad accoglierlo. Nonostante la sua origine divina, Amore sembra brancolare nel buio mentre gli esseri umani, tanti esseri umani, lamentano di non trovare l'amore a partire da quello di coppia. Platone, primo filosofo della filosofia occidentale ad indagare l'amore e a comprenderne la vera natura, ci riferisce nel celebre dialogo Simposio una frase del filosofo Parmenide per cui il primo pensiero della origini fu Eros, cioè Amore. Una dea gli consegnò il valore generativo, quello di muovere l'universo, argomento ripreso anche dal sommo Dante quando nella Divina Commedia scrisse: “l'amor che move il sole e l'altre stelle”. Le situazioni nei diversi campi della nostra vita ci comunicano, ahimè, l'assenza di Amore. La politica ha perso lo slancio delle origini, quello di essere azione per il solo fine di una buona e ben organizzata vita sociale; la burocrazia ci ricorda che non siamo esseri umani da ascoltare e comprendere, ma numeri; molte grandi idee nate dalla passione dovrebbero trovare chi le appoggia e invece sono troppo spesso ignorate....gli amici a volte non sono leali e quante altre relazioni purtroppo ci deludono e ci feriscono. Ma è sufficiente tutto questo per far perdere la fiducia nella forza più potente dell'Universo? C'è qualcosa nella nostra società che cerca di prendere il posto di Amore ed è il Potere, basti osservare i continui femminicidi dove per ancora troppi maschi la donna è una proprietà e non una persona libera. L'amore è invece libertà, ce lo ha detto sempre Platone descrivendo Eros come un putto con le ali, un semidio sempre spinto dal bisogno di amare, ma libero di volare e quindi di scegliere. Amore non può convivere col potere. Questo è un importante aspetto da mostrare ai giovani in un momento come quello attuale dove a causa del virus i primi approcci adolescenziali sembrano essere stati fortemente penalizzati, del resto lo sono stati anche con L'AIDS di cui non si parla quasi più. I giovani però amano il rischio e non li ferma alcun virus, mentre la mancanza di conoscenza dell'amore li rende aridi. Se da un lato si possono vivere esperienze sessuali senza amore, dall'altro non si può sostituire Amore con il puro esercizio della sessualità. Per l'ennesima volta Platone ci avverte della differenza tra possesso di un corpo e sesso vissuto con amore, quest'ultimo permette di sperimentare una parte di quel sentimento universale ed eterno che ci eleva facendoci toccare, a qualsiasi età, il “divino”. Nella nostra società contemporanea si sta dando però eccessivo spazio all'aspetto sessuale dell'individuo. Il dibattito, o per meglio dire il focus, si impernia sul sesso e sulle sue numerose e possibili applicazioni. Le testimonianze, numerose, non parlano, o lo fanno pochissimo, di Amore. Se la libertà sessuale è sacrosanta, dimenticare Amore significa scordare la nostra origine non solo come umanità ma come individui nati da un atto d'amore. Di solito i bambini, anche quelli adottati, nascono da due persone che in quel momento stanno celebrando concretamente il sentimento per antonomasia. 

Venendo a San Valentino, la Festa degli innamorati, credo debba diventare occasione speciale per ricordare l'importanza dell'innamoramento e di cosa esso sia davvero: un rapimento estatico, la possibilità di entrare in una dimensione gioiosa e capace di far superare ogni difficoltà, una potente carica di vita che la freccia del putto alato (Eros) inietta anche se non si è pronti ad accoglierlo. Egli ci chiama e noi rispondiamo liberi e felici di dire sì, eppure spesso si risponde no. Forse è il timore che lo fa tenere lontano? Se c'è qualcosa che deve far paura è la solitudine dei sentimenti, la chiusura del cuore, la povertà delle relazioni. Dopo l'innamoramento, nei casi più fortunati, giunge l'Amore che ci fa sentire vivi e in buona compagnia, certo può anche far patire ma se abbiamo vissuto fin dalla più tenera età l'esperienza di amare riusciamo a superare anche la sofferenza. L’Amore è “qualcosa di noi che si sta facendo dono”, è donarsi all’altro, che in quello di coppia diventa dono reciproco nel desiderare solo il bene del partner. Una missione ci attende: conoscere le vere caratteristiche dell’amore per mostrarlo, dimostrarlo e viverlo nella relazione con gli altri siano essi il nostro innamorato, un figlio, un amico o un’idea. Magari partendo da una canzone che in negli ultimi mesi ascolto spesso alla radio: “Cos'è la vita senza l'amore? È come un albero che foglie non ha più” canta Mario Venuti nella riedizione di Ma che freddo fa, brano di successo del '69 di Nada.



Maria Giovanna Farina (Il Mattino di Foggia, 14 febbraio 2022)

martedì 5 novembre 2019

Sarà per sempre?


Opera di Flavio Lappo
Il nostro sarà un amore per tutta la vita? Una domanda che gli innamorati si pongono, ma è difficile prevederlo, con ciò non voglio dire che l'amore per sua natura non possa essere avvolto “nell'eterno”; il problema è che le nostre delusioni nascono dal fatto che vorremmo lo sia. Se il partner ci confessa di considerarci l'amore più grande che abbia mai incontrato è senz'altro vero, il problema è spesso nostro che in questa dichiarazione leggiamo le due parole “per sempre”, parole che non ci sono ma che per il desiderio di farle esistere “leggiamo” ugualmente. La condizione mentale descritta ci fa ingannare, il nostro preconcetto dell'eterno amore ci conduce lontani dall'attimo che stiamo vivendo. Se invece ci avvicinassimo all'amore nel rispetto e nella sincerità, ma senza pensare troppo al domani, potremmo costruire un rapporto piacevole e se poi durerà: tanto meglio. A quel punto, quando avremo in mano delle prove che è un amore con le caratteristiche della durata, ci impegneremo tutti e due per mantenerlo giovane, fresco, appassionato, eroticamente attivo, sentimentalmente solido... Il “Per sempre” sa metterci al riparo dalla paura della perdita, ma al contempo ci colloca in una posizione interiore non adatta all'amore: se voglio che sia per sempre non sono libera e allo stesso tempo imprigiono il partner in un’idea, in una condizione che sa di obbligo. Non voglio dirvi che l'amore deve essere effimero, tutti noi desideriamo amare ed essere amati, ma ricordiamo che serrature, sbarre, lucchetti...non confanno all'Amore. 

Maria Giovanna Farina

giovedì 5 settembre 2019

I cani non sono figli



I cani non sono figli, ma sono amici e compagni di avventura anche se per chi non è genitore possono diventare un sostituto. Chi ne possiede uno sa di cosa sto parlando, per tutti gli altri suggerisco di abbandonare i luoghi comuni, non le aree riservate in cui si portano a correre i cani nelle città, ma gli stereotipi che bloccano la mente con errate convinzioni.
Si vedono scene al limite dall'assurdo, penso ai cani a cui viene tinto il pelo, dipinte le unghie ed acquistati abitini alla moda, penso a questi poveri animaletti a cui è negata la possibilità di essere cani per relegarli ad una vita di schiavitù. I cani hanno bisogno di essere liberi, di essere animali e non indirizzati ad un'esistenza artificiale e povera di tutto ciò di cui hanno bisogno, ad esempio rotolarsi in un prato senza cappotto perché, tra l'altro, hanno la fortuna di avere in dotazione una pelliccia protettiva per caldo e freddo. Ciò che sconvolge sono le ricorrenti frasi all'indirizzo di chi i cani li ama davvero perché rispetta la loro caninità. Avete presente considerazioni tipo: “Ama più i cani, delle persone” e “Con tutti i bambini che muoiono di fame, spende soldi per i cani”. Discorsi che si estendono a tutti gli animali da compagnia, gatti compresi. Gli stereotipi sono duri a morire, sedimentati da troppo tempo e mai messi in discussione ci forniscono una visione falsa della realtà.
1- chi ama i cani e gli animali in genere spesso ha figli e famiglia quindi ama oltre la specie
2- purtroppo è vero che ci sono bambini in difficoltà, è un problema mondiale, ma non è affamando gli animali domestici che si risolve il problema

I cani non sono figli ed è giusto che sia così, ma non per questo dobbiamo smettere di amarli, i cani non sono figli ma sanno renderci più umani.
Si può amare e aiutare tutti oppure non amare e non aiutare nessuno: questa è la verità dei fatti al di là di ogni stanco pregiudizio. Passate parola.


venerdì 5 luglio 2019

Il primo bacio



Il racconto del primo bacio di Leda, l'interprete del mio romanzo “Dimmi che mi ami”, rivela la nascita dell'amore e il bacio assume un significato di grande importanza per il futuro della relazione.
“Lui mi guarda teneramente, mi accarezza le braccia sfiorandole e allo stesso tempo stringendole finché, come trasportata da una presenza aliena, mi ritrovo abbracciata a lui: ogni angolo del mio corpo sta vibrando mentre all'esterno sono come caduta in uno stato di trance. Con una mano mi sposta i capelli e con l'altra mi regge la nuca mentre lentamente, sfiorandomi la guancia, avvicina la sua bocca alla mia. Avverto le sue labbra morbide che si insinuano, spingono per entrarmi ed io sono pronta a accogliere il bacio più bello mai ricevuto da un uomo. La passione mi rapisce le labbra, mi sento trascinare in un'altra dimensione dove ho la sensazione di essere già stata e allo stesso tempo è una zona del tutto sconosciuta, lui mi sta baciando in un modo che non ho mai conosciuto. Non so se sia la lunga attesa di questo momento agognato o la sua passione, sento che mi sta risucchiando l'anima oltre alle labbra, avverto il suo amore; non sto solo baciando un uomo attraente e che credo già di amare, no! È l'amore stesso ad entrare in me. Non voglio reagire a questo travolgimento dei sensi, non so più se ho un corpo: tutto è avvolto nella totalità dell'essere, di due bocche amalgamate, di due cuori all'unisono. La mia emozione tocca vertici sublimi, mi sento abbandonata e prigioniera, in una gabbia dove voglio rimanere per non essere più libera di amare altri all'infuori di lui. Con questo bacio ci siamo già detti tutto, non so quanto sia durato, il senso del tempo è del tutto sfumato, da questo momento ho la certezza: non è come le altre volte. Con questo bacio è come aver fatto l'amore per la prima volta, il godimento dell'estasi amorosa si è concentrato sulle nostre labbra finalmente unite e desiderose di scoprire i più intimi spazi delle nostre anime”.



domenica 5 maggio 2019

Il cuore è testimone del vero amore


Dimmi che mi ami, Acrilico su tela di Flavio Lappo
Una volta si credeva che il comando del corpo umano risiedesse nel cuore probabilmente perché è l’organo che maggiormente avvertiamo; è lui che possiede la capacità di farci provare le sensazioni più improvvise: tutte le frasi fatte relative alle emozioni si riferiscono al cuore e non al cervello, la vera mente che attua la sua regia nell’ombra.
Un colpo al cuore, un tuffo al cuore, mi spezzi il cuore, senza cuore, cuore di pietra, cuore caldo, cuore freddo e così ad libitum, e allora possiamo chiederci: quanto c’entra il cuore in un rapporto amoroso?
Chi dirige l’orchestra ormai si sa, è il cervello e lui, come un bravo direttore impartisce ordini e segnali a tutti i distretti, compreso il cuore l’organo più rumoroso. Ecco, è questo il punto cui volevo arrivare, al lavoro del cuore che per nutrire le emozioni pompa sempre più forte: quando ci innamoriamo ci batte il cuore, altrimenti è solamente un voler bene.
Se siamo innamorati spingiamo il nostro cuore a battere più del consueto: solo al pensiero di incontrare la persona amata, mentre percorriamo la strada del nostro appuntamento, avvertiamo i battiti farsi più veloci mentre il respiro vien meno. Il cuore batte quando amore ed erotismo si incontrano in un abbraccio dal sapore infinito. Cos’è l’amore erotico se non l’incontro tra due anime che si amano? L’erotismo esclude la fretta, si nutre di emozioni e di sguardi timidi che catturano, è come il sabato del villaggio tanto bene rappresentato dal Leopardi. L’amore erotico è l’attesa del dì di festa dove il cuore batte senza controllo e libero da ogni regola testimonia il vero amore. In una nota canzone degli anni ’60, Cuore, di Rita Pavone la cantante afferma:
“Mio cuore, Tu stai soffrendo, cosa posso fare per te. Mi sono Innamorata, per te pace no, no, non c'è. Al mondo, se rido e se piango, solo tu dividi con me ogni lacrima, ogni palpito, ogni attimo d'amor”.
Un dialogo col suo cuore che batte e che diventa compagno di gioie e turbamenti, alleato con cui condividere lo stravolgimento che porta con sé l’innamoramento.
Maria Giovanna Farina




venerdì 15 febbraio 2019

Quando l'amore non è corrisposto


Fotografia di Roberto Passeri

Capita di innamorarsi di una persona che non ricambia il nostro sentimento. Una situazione dolorosa a cui Renato Zero sa dare consolazione.
Chissà a quanti sarà capitato di innamorarsi senza essere ricambiati e di vivere tutta la bellezza di un sentimento che purtroppo però rimane deluso. È terribile il dolore che si prova: “Quanto lo amo”, ci si trova a dire, ma lui non ci ama, questa è la realtà da accogliere. E allora mi dispero, il mio corpo si ammala, l’eutimia si dissolve come un cielo nuvoloso al soffio di un vento impetuoso. Se qualcuno non ci ama non possiamo assillarlo, otterremmo il contrario. Le canzoni, come le poesie, sanno raccontare le nostre passioni del cuore: Magari, una nota canzone di Renato Zero, ci consola e quindi ci conduce a sperare che l’altro possa, un giorno, contraccambiare il nostro amore. La speranza è un’attesa, la sola a cui possiamo aggrapparci, ma non dobbiamo abbandonarci al nostro sogno irrealizzabile. Zero e le sue canzoni sono medicina dell’anima, luce sull’ombra della tristezza per spazzare via il pessimismo e al contempo drammatizzazione di una sofferenza che è bene superare. 






Non esiste alcuna certezza di essere un giorno ricambiati, ma ora lui ci ha prepararti alla pazienza. La canzone narra di un innamorato disposto ad attendere “Magari toccasse a me, ho esperienze e capacità, trasformista per vocazione: per non morire, che non si fa... Puoi fidarti a lasciarmi il cuore nessun dolore lo sfiorirà…” queste sue parole descrivono in pochi versi il canto di dolore di un innamorato che vuole essere ricambiato. “Magari toccasse a me un po' di quella felicità... magari. Saprò aspettare te domani, e poi domani, e poi... domani”, la sua lunga attesa diventa la nostra e in un connubio di emozioni comuni percepiamo il beneficio della condivisione. E poi nasce la consapevolezza che Non c’è nulla che mi spaventi tranne competere con l’amore: il nostro unico contendente è l’amore stesso, siamo impotenti di fronte alla forza cosmica di Eros. La canzone si chiude con una domanda ripetuta: “Mi ami”? E una risposta, data a se stesso, nell’attesa titubante di uno struggente: “Magari!”. Le lacrime scendono, il nostro animo è ripulito, abbiamo offerto una preghiera sacrificale all’altare del dio alato: chi ama non vuole smettere di sperare, ma allo stesso tempo non può farlo per sempre: Renato, con il suo messaggio catartico ci costringe a fare luce dentro di noi, è come se ci invitasse a non cullare un eterno sogno irrealizzabile.

Maria Giovanna Farina





martedì 5 febbraio 2019

Delitto del potere perduto



Immagine: particolare opera di Paola Giordano, Sun Flower, 70x50, tecnica mista su carta

La cronaca ci informa, quando parla del femminicidio, che si tratta di un delitto passionale: una definizione che ci appare poco convincente, soprattutto sembra non rendere giustizia alla vittima. Che cos'è la passione? Cosa significa il termine passione se lo leghiamo all'amore? E in che relazione sta con la gelosia? Il termine passione deriva dal latino passus, participio passato di pati che vuol dire patire, soffrire. Il termine passione contrapponendosi ad azione è un verbo che rimanda a qualcosa che si subisce, quindi il delitto passionale nasce dalla sofferenza e dal desiderio di allontanarla da sé togliendo la vita a chi la provoca.
Il vero amore è però rivelazione, ammirazione e fusione con qualcosa che ci trascende e che ci dona una nuova visione del mondo. Solo l'amore totale, il grande amore erotico, ci sa condurre all'assoluto, consegnandoci il terrore della perdita e allo stesso tempo una felicità totale e unica, direi quasi divina. 
Un simile amore è passionale perché scatena il sublime e là dove c'è l'assoluto vive anche l'incontro con il dolore, il dolore che è terrore di perdere la felicità, ma nonostante ciò chi ama veramente non può mai giungere ad uccidere perché, quel amore totale ed assoluto che muove solo passioni vitali, non ha nulla a che fare con l'uccisione della donna: chi uccide lo fa perché vede vacillare il potere su di lei. Lo fa perché è geloso, si dice, sì, è vero, è vittima di una forma di gelosia che è espressione di quel potere che viene meno. Lei vuole essere libera, l'amore è libertà, lui nega la possibilità che la sua donna sia libera di lasciarlo perché è geloso di quell'indipendenza che lei sta riconquistando e non perché la ama. E se è vero per certi versi che in questa situazione il termine passione è pertinente anche se nella sua accezione negativa, dobbiamo, per giustizia verso le vittime e per ovviare ad ogni possibile confusione, riformulare con “Delitto del potere perduto”. (Concetto ripreso in Ho messo le ali, ed. Rupe Mutevole)

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

sabato 2 febbraio 2019

Fuga dalla violenza

Acrilico su tela di Flavio Lappo

E' accaduto qualche tempo. Un ragazzo di diciassette anni massacra la fidanza di sedici e poi sostiene di averla dovuta uccidere perché lei era intenzionata a sterminare la sua famiglia rea di ostacolare la loro relazione. È descritto come violento, figlio di un padre violento e costretto ad alcuni TSO (trattamento sanitario obbligatorio). È un caso che ci lascia attoniti per la giovane età di entrambi. La ragazza subiva anche la violenza delle botte e un suo post su Facebook, scritto due settimane prima di essere uccisa, ci mostra come avesse una chiara cognizione di cosa fosse l’amore: “Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore se ti picchia. Non è amore se ti umilia…”
Nonostante la consapevolezza, la sua condizione di dipendenza emotiva non le ha permesso di fuggire da quello che è definito un fidanzatino invece è stato solo un giovane persecutore. Non sappiamo fino a che punto la sedicenne fosse pienamente consapevole ma le sue parole, che oggi suonano come una non tanto velata richiesta di aiuto, ci danno la certezza del suo coraggio. Non le è mancata la consapevolezza, le è mancato l’aiuto della famiglia, degli amici della società che deve fermare i violenti. Questa società è ancora ipnotizzata dalla parola amore. Basta dire che l’amava e tutto è giustificato. La ragazza invece sapeva che non era amore, ma dominio, violenza, sadismo, vendetta e malvagità. Sono stati gli adulti a non capire. E la polizia, i magistrati, tutti quelli che avrebbero dovuto aiutare e intervenire. Non si uccide per amore. Nel momento in cui uccidi, odi.
Cosa dire alle ragazze fin dall’infanzia? Se il tuo ragazzo, il tuo fidanzato ti maltratta è d’obbligo fuggire immediatamente: e se è violento nella fase dell’innamoramento in cui tutto dovrebbe essere bellissimo, dove dovresti vivere in una bolla protetta, chiedi aiuto ai tuoi famigliari. I tutori dell’ordine hanno il dovere di intervenire esattamente come si fa nel caso dei bambini perseguitati.
Maria Giovanna Farina


venerdì 1 febbraio 2019

Lo spogliarello


Lo spogliarello è un'arte che può diventare una professione come viene rappresentato nel celebre film “Striptease” interpretato da Demi Moore.
Nella coppia che si ama diventa invece un gioco dove la donna esercita il potere della seduzione; altra cosa è lo striptease maschile che è più un tentativo mal riuscito di cercare la parità tra i generi. Quando una donna si spoglia per attrarre il proprio uomo è pienamente consapevole di compiere un gesto che tiene in vita, nutrendolo, l'erotismo e allora si lancia in movenze che lo fanno impazzire. Quel lento sapiente ancheggiare e danzare con cui si libera degli indumenti, realizzati con stoffe che lasciano intravedere la nudità senza mostrarla chiaramente, mette in scena una componente fondamentale dell'eccitazione sessuale: l'attesa. L'attesa è un tempo dell'amore che fa crescere il desiderio: mentre gli abiti cadono uno dopo l'altro, la brama di possedere la propria donna cresce, e più si indugia nello spettacolo più la voglia si fa esplosiva. Durante una simile esibizione privata, tutti gli occhi di lui sono su di lei, sul suo corpo ma anche sul suo volto che esprime il desiderio di essere amata e per il maschio ciò è uno stimolo irresistibile. Allo stesso tempo lui è soggiogato dal potere femminile, è innegabile che lei lo tenga in pugno attraendolo a sé e, oltre al gioco erotico stimolante per entrambi, la donna in quel momento sta esercitando il potere di far cadere lui ai suoi piedi. È un dolce potere, è la potenza di tenerlo in pugno, di condurlo a sé quasi adescandolo con una danza senza freni che si fa orgiastica. Naturalmente tutto ciò agisce ad un livello di scarsa consapevolezza perché mentre va in scena lo strip la coppia lo vive come un appagante momento erotico senza pensare, è un momento che abbandona la razionalità. Nel film “Nove settimane e mezzo” tutto questo viene abilmente rappresentato dalla bravissima Kim Basinger, la sua interpretazione è un modello a cui rifarsi per comprendere fino in fondo il tipo di situazione su cui sto argomentando.
Non scordiamo che ciò che più di tutto accende il desiderio nel maschio è lo spogliarello rubato, quello di una donna che vive dall'altro lato della strada e che si spoglia, si fa la doccia, si spalma la crema senza sapere che occhi indiscreti la stanno spiando dalla finestra di fronte, a volte lo sa e ciò la eccita. In questo caso c'è per lui libertà assoluta di fantasticare che si oppone al potere della seduzione a cui però quasi tutti i maschi amano sottomettersi. Perché è un potere che fa bene all'amore.
Maria Giovanna Farina©Riproduzione riservata


lunedì 28 gennaio 2019

Quando il libertino si converte all'amore

Tratta dal film Il libertino

Il Libertino (The libertin) è un film che potrebbe farci immaginare un luogo molto lontano dal sentimento amoroso, ma non è così. Uno straordinario Johnny Depp dà vita alla storia vera di un personaggio reale: John Wilmot, secondo conte di Rochester, poeta alla corte di Carlo II d’Inghilterra in un momento storico, il Seicento, in cui il vizio e la lussuria imperano. Nella prima parte della pellicola, e anche oltre, l'erotismo fine a sé stesso si impone nelle movenze dell’interprete dedito come lui stesso afferma, al vino, al sesso e alla produzione di versi poetici eccellenti ma che mai lo porteranno al successo a causa del suo eccessivo dedicarsi al libertinaggio. Questo spingersi all'estremo, di un uomo che cerca il godimento fisico senza mai trovare un vero stimolo vitale che lo possa far diventare un vero scrittore, è utile per mostrare la potenza dell’innamoramento.
John, il libertino, giunge di colpo nel territorio dell’amore: innamorandosi scopre quello che non aveva mia conosciuto: la passione del corpo unita a quello dell'anima. E, mosso da questo potente impulso creativo, aiuta un'attrice a diventare una vera star; investito dal desiderio di far nascere talento con uno spirito autenticamente maieutico va oltre e diventa una nuova persona. La sua vita acquista significato, non è più un uomo succube di un piacere esasperato, diventa un essere umano che ha scelto di amare una sola donna, l’attrice a cui si dedica, per la quale è pronto a sacrificare il suo tempo.
Gli altri aspetti del film cadono in secondo piano rispetto all’ennesima manifestazione del vero innamoramento e della sua capacità di attuare il cambiamento. La vita di questo uomo si ribalta, subisce una vera e propria rivoluzione quando, alla ricerca di un’autentica emozione nella sua vita vuota di sentimento, il conte si impegna per un progetto: vuole cambiare, cerca qualcosa su cui investire il suo talento, trova e conosce la passione per una donna. Incontra l’amore e perde la vita a causa della sifilide, ma non prima però di essersi convertito al cristianesimo: una testimonianza della sua trasformazione autentica.

Maria Giovanna Farina

domenica 27 gennaio 2019

Quando la donna seduce

Diva, particolare, acquarello di Daniela Lorusso

Sedurre significa condurre a sé, attrarre l’attenzione di qualcuno sulla nostra persona. Nel campo dell’amore la seduzione è parte integrante di un gioco al quale è bello partecipare, ma anche in questo caso le dovute cautele nonché una certa competenza ci possono aiutare a non lasciarci inghiottire da una seduzione ingannatrice.
La seduzione femminile è un’arte della conquista che si manifesta in quattro grandi gruppi: sedurre per attrarre l’innamorato, sedurre per desiderio sessuale, sedurre per divertimento e sedurre per scopi venali.
La seduzione parte dalla vista, l’amore stesso è visione del bello come ci ha insegnato Platone e ogni qualvolta contempliamo la bellezza, che non è pura e sola perfezione estetica, ma va oltre l’immagine per giungere all’anima, noi entriamo nel territorio di Eros. La stessa forza dello sguardo la si trova nella poesia medioevale dove la donna-angelo ha un potere seduttivo generato dallo sguardo. Se gli occhi sono la prima grande fonte della seduzione, il resto del corpo non è da meno. Lo è con le movenze, con l’accavallare con maestria le gambe protendendo la caviglia lasciandola in bella mostra e lo è con movimenti sinuosi delle mani durante la conversazione.
La seduzione legata all’amore è la più completa nel suo porsi uno scopo alto, quello di essere amate da chi si ama. Il mostrare il corpo erotico anche con un abito sapientemente provocante è solo un aspetto, perché le donne che amano sanno attrarre l’uomo con un mix di candore ed erotismo: la seduzione è infatti un insieme di corpo e mente teso e proteso verso il proprio uomo.
Ci sono donne che seducono per puro divertimento come la Mirandolina di Goldoni, una giovane cameriera capace di far capitolare il cavaliere di Ripafratta dedito al celibato con estrema convinzione, ma una volta ottenuta la vittoria lei, signora e padrona della conquista, abbandona il campo e sposa il cameriere Fabrizio. Goldoni nella prefazione della commedia mette in guardia gli uomini dalle illusioni e dagli amari tranelli che le donne sanno, con somma astuzia, architettare. Le donne sono artiste della seduzione perché dalla notte dei tempi pensano e progettano la conquista di un lui.
La seduzione legata ad ottenere qualcosa in cambio, soprattutto se si tratta di vile denaro, è un voler attrarre legato alla mercificazione di sé e per questo sembra basarsi solo sull’esposizione del corpo impreziosito da un abbigliamento eccitante per il maschio, in realtà anche in questa forma di seduzione entrano in gioco altre componenti. Per attrarre un uomo, la donna abile seduttrice studia il suo interlocutore sessuale cercando di scoprirne i gusti, i punti deboli e sensibili per riuscire nel suo intento. L’emblema di una simile donna fu Cleopatra, narcisista ed astuta, utilizzava il suo sex appeal per ottenere dagli uomini ciò che voleva. La regina d’Egitto pare non fosse neppure così bella come l’abbiamo conosciuta attraverso il volto di Liz Taylor, ma sapeva sedurre conquistando, tra gli altri, Cesare e Antonio. La differenza fondamentale con la donna innamorata sta nel fatto che quest’ultima non programma nulla, ma agisce spinta da una creatività spontanea nata dal sentimento provato per l’uomo: fargli piacere e condurlo a sé è un movimento reciproco non finalizzato e tanto meno egoistico. L’amore accompagna a ricercare il piacere dell’altro che diventa piacere di sé in un continuo scambio di ruoli.
Se l’intento del sedurre è dettato solo dal desiderio sessuale, dove la componente sentimentale è assente, l’erotismo è concentrato più sul corpo e la sua capacità di eccitare il partner. Una rappresentante storica di questo profilo di seduttrice femminile fu Messalina, imperatrice e moglie dell’imperatore Claudio. Di lei si narra che si prostituisse in un bordello, chissà, forse, solo per placare il suo appetito sessuale.
La differenza fondamentale tra chi seduce l’uomo che ama e quello che vuole solo portare a letto è l’amore, entità magica capace di trasformare anche la donna più morigerata in seduttrice esperta perché quando c’è l’amore ogni gesto diventa gioco innocente e pulito. 
Maria Giovanna Farina

mercoledì 23 gennaio 2019

Quando si diventa dipendenti

Disegno a matita di Flavio Lappo

L’amore è un farmaco potente, se rompe il muro del dolore da mancanza sa farsi terapia e liberare la persona amata dalla dipendenza emotiva. L'amore è libertà eppure può provocare dipendenza, può diventare una catena difficile da spezzare rovinando la relazione. Da magnifica forza vitale si può trasformare in zavorra capace di farci sprofondare in un mare nero portatore di angoscia. Come si esce dalla dipendenza? Mi chiede Laura, una giovane donna che mi ha mi scritto qualche tempo fa. Mi pone la domanda così, nuda e cruda, senza aggiungere particolari; comprendo che si sta riferendo ad un rapporto sentimentale caratterizzato da un legame dove un membro della coppia anche solo apparentemente, è più forte, evoluto, capace di proteggere l'altro che ha bisogno. Ecco la parola chiave: bisogno. La dipendenza si instaura se c'è un bisogno affettivo sopito, nascosto, apparentemente superato che trova terreno favorevole per venire alla luce quando nasce un amore. Generalmente sono le donne a diventare dipendenti da un uomo, per cultura l'uomo è forte, sa proteggere e piano piano, a volte senza rendersene conto, porta la compagna in uno stato di subordinazione. Nei casi peggiori la dipendenza conduce a far perdere la propria personalità, a lasciarsi annientare da una feroce gelosia. Maria Giovanna Farina

domenica 20 gennaio 2019

L'amore platonico

Disegno di Daniela Lorusso


Si parla di amore platonico per indicare una storia sublimata dove non avviene l’incontro dei corpi: da cosa deriva questa definizione?
Il termine platonico deriva da Platone, che considera la realtà divisa in mondo sensibile e in mondo delle idee. Quello che noi definiamo innamoramento per Platone è una “follia divina“, ossia un contatto col mondo eterno e perfetto delle idee. Attraverso l’amore noi abbiamo un incontro con la divina perfezione e vediamo la sua bellezza riverberarsi sul volto e il corpo di chi amiamo, ma col passare del tempo l’elevato pensiero platonico ha perso il concetto per cui l’amore attinge alle idee, oggi infatti le consideriamo solo fantasie senza contatto con la realtà.
L’amore platonico nella versione moderna è un amore solo sognato ma mai vissuto, è spirito, non corpo. Esso è una fantasia di grande amore perfetto. È capitato a tutti di sperimentarlo soprattutto nell'adolescenza e sappiamo quanto sia ricco di immaginazione. Svariate idee nascono da un amore platonico: come sarà intrattenersi con quella persona, come pronuncerà le parole d'amore, come bacerà.... sono gli interrogativi più frequenti. Se poi accade l'incontro, se si concretizza, esso, l’amore ideale, perde quasi sempre, purtroppo, il suo fascino e spesso l'attrazione amorosa si dissolve, svanisce: quella persona che tanto ci aveva fatto sognare ora non ci interessa più. Accade nella società attuale con gli amori conosciuti attraverso internet. Se poi avviene l'incontro reale, a volte è sufficiente che l'altro ci rivolga la parola per far cadere il sogno che tale doveva rimanere: il contatto reale ha la capacità di dissolvere tutto in pochi istanti. L'amore platonico è importante durante l'adolescenza perché fa galoppare l’immaginazione, al contrario nell’età adulta può diventare una fantasia che sostituisce l’amore vissuto concretamente. Ci sono donne che ne restando prigioniere ed incapaci di sperimentare relazioni amorose reali, vivono solo quelle immaginarie.
Del resto l’incontro reale è una caduta dall’Olimpo dell’ideale, è urtare violentemente contro un sogno che in pochi istanti svanisce per sempre. L’amore platonico abita nell’Iperuranio, una regione inaccessibile al corpo mortale.


sabato 19 gennaio 2019

Perché mi innamoro sempre di persone già impegnate?


Innamorarsi di chi non è libero potrebbe essere un alibi o forse c’è qualcosa di meno scontato? Possiamo scoprirlo…
Dimmi che mi ami, acrilico su tela di Flavio Lappo
Ci sono persone che si innamorano sempre della donna o dell'uomo di qualcun altro. Può capitare a chiunque, ma quando diventa una costante non è più un caso bensì una ripetizione ossessiva che fa male a tutti. Sappiamo quanto innamorarsi di qualcuno già impegnato sia una sventura per tutte le conseguenze che ne derivano, dall'impossibilità di una relazione vissuta giorno per giorno alla luce del sole fino al rischio continuo di essere scoperti dal partner ufficiale. Ma come mai mi continuo ad innamorare di persone impegnate? È la domanda ricorrente. La risposta: perché per te l'amore diventa eccitante se è un “furto”. Tutti da bambini abbiamo rubato un oggetto piccolo e insignificante: alzi la mano chi non lo fa fatto? Mi riferisco ad un'età in cui si è consapevoli che si sta rubando e ci si prepara all'azione. Giunti sul luogo del “delitto”, l'adrenalina sale, si prova un'ebrezza piacevole e allo stesso tempo timorosa, ma vinto ogni batticuore si allunga la mano. Quell'oggetto è nostro, se nessuno ci coglie in fallo e non viviamo la vergogna di sentirci ladri possiamo tranquillamente riprovarci. Nella maggior parte dei casi non si diventa rapinatori seriali e la soddisfazione di aver infranto le regole è sufficiente. Ma se l'appropriamento indebito diventa l'unica modalità di acquisto, ecco che ci trasformiamo in ladri e non sempre di oggetti...a volte di persone. Insomma, certi esseri umani riescono ad amare solo attraverso un’infatuazione competitiva. Certo è che una volta conquistato il bottino quasi sempre l'amore svanisce e la ricerca di una nuova preda diventa impellente. L’esito della vicenda è questa, una ripetizione dello stesso schema. Può apparire cinico considerare un essere umano come un oggetto da rubare, ma in questo particolare caso non si tratta di vero amore bensì di bisogno di avere un rivale da sbaragliare. Se questo nostro modo di amare non ci soddisfa più, diventa necessario fermarsi a riflettere per cercare la via d'uscita; nella nostra indagine non sottovalutiamo però il fatto che si potrebbe trattare anche di pigrizia: una relazione a tutti gli effetti è impegnativa, c’è la conduzione della casa, ci sono le feste comandate a cui partecipare e quindi ci accontentiamo di essere “l’amante”, l’altra donna, quella che non ha obblighi. Solo dopo averlo compreso possiamo trovare una risposta alla nostra domanda e, finalmente, provare ad innamorarci per davvero.
Maria Giovanna Farina


venerdì 18 gennaio 2019

Ti amo, una frase fatale



Raskòlnikov sta scontando la sua pena in Siberia, Sonja è vicina a lui, lo ha seguito fin lì e vive nella stessa città dove si trova la prigione. Ad un certo punto c’è la confessione del suo amore per lei che lo scrittore rielabora così:
“Avrebbero voluto parlare, ma non potevano. Avevano le lacrime agli occhi. Tutti e due erano pallidi e magri, ma sui loro volti sbiancati dalla malattia splendeva già la luce di un futuro diverso, di una completa rinascita, di una vita nuova. Li aveva risuscitati l’amore: il cuore dell’uno, ormai, racchiudeva un’inesauribile sorgente di vita per il cuore dell’altro. Erano decisi ad attendere, a pazientare. … egli era rinato e lo sapeva, lo sentiva con certezza in tutto il suo essere rinnovato; e lei, lei non viveva che della vita di lui! …  Pensava a lei. Ricordò come l’aveva sempre tormentata, come aveva straziato il suo cuore; ricordò il suo visino pallido, smunto; ma quei ricordi non lo facevano più soffrire: sapeva con che amore infinito, ormai, avrebbe ripagato tutte le sue sofferenze.
La consapevolezza dell’amare non deve giungere necessariamente da una condizione così estrema, quando manca addirittura il tempo di amarsi, quando la vita potrebbe volgere al termine. La frase ti amo detta come rivelazione di verità è sempre fatale, non permette di tornare indietro per questo va pronunciata quando siamo certi di essere corrisposti; è però una dichiarazione da fare anche se fosse per amarsi solo poche ore. Sono gli opposti estremi a fornire nuova linfa: da un lato l’amore ci fa credere che durerà per sempre mentre dall’altro temiamo la sua fine.
Queste righe di Dostoevskij descrivono come il vero amore sappia creare il cambiamento, la previsione di un futuro che sta nascendo e che ci appare il migliore insieme alla certezza della potenza curativa dell’amare e dell’essere riamato. A noi rimane un suggerimento fondamentale per scorgere l’amore dell’altro, per accoglierlo come un dono prezioso della vita al di là delle parole. Le parole sono importanti ma non dimentichiamo mai il loro aspetto volatile e sfuggente, sono un flatus vocis, e anche Ti amo fa parte di questa legge universale.
Sono spesso le donne a lamentare questa lacuna verbale del loro partner, ma non sarà l’obbligo, nemico mortale dell’amore, a farlo decidere di aprire il cuore, bensì la libertà di sentirsi a proprio agio nella ricerca dei propri moti interiori. 
Maria Giovanna Farina

domenica 13 gennaio 2019

Dobbiamo riconquistare chi non ci ama più?


Quando ci innamoriamo ci si prospetta una vita nuova e può capitare che chi abbiamo amato con tutto il nostro cuore sia uscito dal progetto a due che era il nostro amore. Se uno di noi due non ama più l’altro non è più possibile essere la coppia che siamo stati, il progetto si sgretola, ma chi ama ancora non riesce ad accettare di essere rimasto solo. L’altro non ci ama più? Potrebbe essere un momento critico in cui la vita chiede di fare i conti, ma il più delle volte se il nostro partner dichiara di non amarci significa che il suo mondo è cambiato e lui o lei stia cercando un nuovo accordo con esso.
Come è possibile riconquistare chi non ci ama più diventa una domanda vuota di significato la cui risposta rischia di farsi pura vacuità. Voler entrare nel nuovo mondo che l’altro sta costruendo, ma non con noi, si presenta come un’azione impossibile: se il cambiamento si è messo in moto c’è la prova che non ci ama più e che senso avrebbe riconquistare un amore finito? Dovremmo essere in grado di uccidere il progetto nascente dell’altro con il risultato di essere addirittura odiati. Un’assurdità, un atto che ruba solo molta energia vitale.
Se per riconquistare vogliamo intendere riportare a casa l’uomo con cui siamo sposate, padre dei nostri figli, perché ciò è per noi il giusto ricongiungimento di una famiglia dilaniata dalla separazione, allora possiamo farlo consapevoli però che non sarà l’amore di coppia a tenerci uniti ma il dovere genitoriale. C’è sempre l’escamotage del sesso per catturare il nostro ex innamorato, ma anche qui sarebbe, qualora ci riuscissimo, una pura ginnastica senza passione, senza la fedeltà al progetto, che ci farebbe sprofondare, quasi sempre, nel baratro di un’amara sconfitta.