venerdì 30 novembre 2012


Cos’è la compassione? Lettera ad un'amica
Di Annalisa Barbier

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Il termine compassione deriva dal latino: [cum] insieme [patior] soffro. La sua radice semantica è quindi portatrice di un significato ampio e positivo: la compassione è la partecipazione sincera ed amorevole alle sofferenze dell’altro, e non va confusa con la pena, sentimento quest’ultimo che viene “concesso” dall’alto verso il basso, portando con sé un giudizio di valore che si realizza in termini negativi nei confronti di colui che di tale pena è fatto oggetto.
Il Buddhismo  fa di questo concetto uno dei capisaldi del suo apparato filosofico: per il buddisti la compassione è il sentimento profondo che porta a desiderare il bene per ogni essere senziente. Nasce dalla consapevolezza che tutti gli esseri viventi sono in questo mondo uniti, interdipendenti, continui e contigui.
Nella sua accezione più ampia, la compassione è la scorciatoia verso l’altro, verso la sua intimità, la sua anima e le sue profondità remote: quei luoghi in cui nessuno è diverso dall’altro. In questo senso, la compassione rappresenta il sentimento salvifico e definitivo che ci distingue dall’animale, la possibilità ultima per una comunione autentica che non sia solo di sofferenza ma anche di gioia ed entusiasmo.
Mi piace ricordare la frase di Paul C. Roud, secondo il quale: “Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l’anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l’altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre”.
E’ interessante notare come, dalla considerazione delle sofferenze altrui, originino due sentimenti così profondamente simili nella modalità dell’espressione e così drammaticamente diversi nella finalità ultima: la compassione ci vuole avvicinare senza paura all’altro in quanto nostra immagine riflessa. La pietà ce ne vuole distanziare, vuole esorcizzare l’orrore della sofferenza, che nell’altro è tanto reale da temerne il contagio.
Forse  - mi dico – è proprio questo l’elemento differenziante in grado di giustificare uno strano fenomeno nel quale spesso ci si imbatte: la compassione che cede il posto alla pietà. Il caldo conforto di un abbraccio che cede il posto al gelo dello spavento.
Mi spiego meglio. E’ facile provare sentimenti di partecipazione affettuosa e viscerale nei confronti dei meno fortunati, di quelli che  - loro malgrado –  sono divenuti portatori della valenza meno bella della vita con il loro carico di dolore, abbandono, miseria, malattia, morte, solitudine: in questo caso la distanza sociale, geografica, culturale è il cuscinetto che permette una partecipazione politically correct, ostentata e “ammortizzata”. Meno facile è comprendere e condividere le ragioni del disagio quando questo si fa meno evidente, meno plateale, in qualche modo troppo vicino al contesto di vita dell’osservatore: è più facile compatire il barbone all’angolo della strada che il collega depresso, la moglie che tradisce, la solitudine che cresce nella vita apparentemente “normale” di ogni giorno,  e addolora e consuma.
Forse è per questo, cara Paola, che accade ciò che avevi notato: si compatisce facilmente ed ostentatamente chi soffre a distanza da noi (una distanza fisica o astratta, rassicurante) e si fatica a provare una vera, profonda pietà per chi ci soffre accanto di pene più quotidiane.
La paura, credo, sia la differenza: paura che la compassione ci avvicini troppo e pericolosamente allo stesso destino di dolore, come un oscuro ponte silenzioso.
Ma è soltanto la mia riflessione minima e mi piace pensare, come scrisse Pino Caruso, di poter esprimere pensieri che non condivido…










Annalisa Barbier, psicologa www.annalisabarbier.com

martedì 27 novembre 2012

L’amore e il tradimento


L’amore e il tradimento

di Domenico Bumbaca

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso

Sul tradimento si è scritto sin dalla notte dei tempi, segno evidente che c’è sempre stato anche se nessuno lo tollera. Secondo il notissimo rapporto Kinsey pubblicato nel 1940, pare che un marito su 2 comincia la sua relazione adulterina prima dei 40 anni (quindi il 50%) mentre per le donne la percentuale sarebbe del 26%.
L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.
Aldo Carotenuto, Amare tradire, 1991
Farà parte del processo evolutivo? Potrebbe essere un ottimo spunto per uno studio approfondito che lasciamo volentieri alla ricerca. Sembrerebbe tuttavia che il tutto ebbe inizio con la scoperta che nella riproduzione il ruolo del maschio era fondamentale. Com'è noto l’uomo scoprì questa connessione tardissimo. Fino ad allora i figli erano della madre e l’uomo non aveva nessun potere sui figli della donna. Inoltre la gelosia non era ammessa perché non funzionale alla pace e all'armonia della vita della caverna. La donna poteva scegliere di concedersi ai piaceri con chiunque (idem per l’uomo). Le cose cambiarono quando si scoprì che lo sperma era determinante per la riproduzione, l’uomo acquistò nuovo potere  e reclamò il diritto di essere padre dei sui figli. Da allora il tradimento non era più ammesso, perché  andando con un altro uomo, la donna rischiava di essere fecondata e questo avrebbe creato squilibri nel clan di appartenenza.
Il tradimento presuppone che ci sia stato, in primis,  un avvicinamento emotivo tra due soggetti che desiderano una relazione intima, e possibilmente prolungata nel tempo.  Oggi si pone maggiormente l’attenzione sulla costruzione di legami stabili basati sul mutuo sostegno, il rispetto e la comprensione. Dopo l’innamoramento lo sconosciuto entra nel nostro spazio vitale più intimo; a volte ciò crea l’illusione di conoscere la persona amata come noi stessi dimenticando  che a volte è già difficile conoscere bene se stessi. Il fatto di provare una forte ’attrazione sessuale, crea l’illusione di aver finalmente trovato ristoro alle proprie ricerche. Ma, quante volte il desiderio sessuale è solo fine a se stesso? Quante volte si confonde la gioia della passione per amore; quante volte in realtà siamo mossi dal bisogno di dare sollievo alla propria solitudine, oppure al  desiderio di conquistare, o di essere conquistati se non, al polo opposto a sentimenti di vendetta? Insomma, il legame di coppia è uno dei legami più antichi dell’umanità, così come pure il tradimento perché si ha l’illusione della fusione completa e il patto che si stabilisce (ti amerò per sempre …) spesso, molto, troppo spesso si rompe tradendo così l’impegno preso.
Ma, se scoperti, mentire, è utile? Proviamo a dare un ‘occhio’ a questo aspetto da differenti prospettive (traditore e tradito) senza avere la pretesta della esaustività.
Se una donna non tradisce, è perché non le conviene.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)
Colui che tradisce mente perché vorrebbe  ‘proteggere’ l’altro dai particolari che inevitabilmente farebbero soffrire. Insomma si appella al diritto di evitare inutili sofferenze. Ovviamente anche a se stesso; la situazione è già così ‘carica’ che si preferisce alleggerirla.
Il tradito invece pensa ben altro. Intanto sul lato emozionale c’è rabbia, tristezza, vergogna, impotenza, aggressività, autocommiserazione, calo della stima, senso di disgusto, etc. Dai più viene viene vissuta come il tentativo del partner di proteggere il terzo e quindi come volontà a mantenere e prolungare lo stato di tradimento.
Come dicevo, prospettive diverse.
La coppia e’ un insieme di tre persone di cui una e’ temporaneamente assente. (David Riondino)
Perché si tradisce
Si tradisce perché nella coppia c’è incomunicabilità (o noia?); ma anche per evitare l’intimità (resistenze?) e allora si preferisce fare la guerra per non sembrare vulnerabili;  per colmare il vuoto esistenziale o per recuperare ciò che si è perso in una relazione coniugale fittizia, cioè creata senza grandi emozioni ma per uniformità sociale. Senza dimenticare che potrebbe essere anche un modo (un po’ estremo) per richiamare l’attenzione sul fatto che qualcosa si è rotto, forse non definitivamente. In questo caso, spesso inconsciamente si lasciano tracce utili per far emergere il tradimento. Un’altra forma di infedeltà è quella contro se stessi, quando, anche se infelici, si preferisce restare forzatamente in coppia si tradisce il patto con se stessi.
Secondo le statistiche le donne tradiscono perché insoddisfatte dal matrimonio e perché si innamorano cercando e trovando un coinvolgimento emotivo mentre gli uomini al contrario, l’associano più al piacere e il tradire spesso viaggia su due linee, spesso  parallele: l’amore per la moglie e il sesso con l’amante. In entrambe le situazioni si è condannati a vivere parzialmente le singole situazioni venendo meno al piacere della compiutezza, della relazione totalizzante.
Coloro che non sono fedeli conoscono i piaceri dell’amore; coloro che sono fedeli ne conoscono le tragedie. (Oscar Wilde)
Se ne esce?
Certo, purché la coppia si ami ancora e lo desideri. Il percorso terapeutico si basa sull'instaurazione di una comunicazione autentica, l’unica in grado di chiarire cosa non funziona. Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell’altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione.

Domenico Bumbaca, psicologo  www.studiobumbaca.it

lunedì 26 novembre 2012

Intervista ad Alberoni


Filosofia dell'amore erotico
Incontro Francesco Alberoni: I parte
di Maria Giovanna Farina



Nell'ultimo libro L'arte di amare lei riprende il tema dell'innamoramento e cita Fromm, cosa c'entra con l'amore di coppia?
Per Fromm l'innamoramento è uno stato patologico e un egoismo a due, ma allora non ci intendiamo più perché con ciò neghiamo alle persone il diritto di soddisfare i propri più profondi desideri. Dopo molti anni e un lunghissimo viaggio, ho scritto dieci libri sull'amore, mi interessano le strutture mentali non solo le esperienze, sono giunto a questo nuovo libro dove parlo dell'amore che dura. C'è un parallelismo tra la società e la coppia, movimento ed istituzione esistono in entrambi: c'è uno stato nascente poi una istituzionalizzazione. Pensi alla politica negli Stati Uniti ogni volta che ci sono le elezioni c'è un movimento che spera non come qui da noi che c'è una situazione paludosa e che non porta a nulla: ciò accade nella coppia. Ai tempi di Innamoramento e amore ho descritto l'innamoramento come una specie di esplosione che è nel mondo, ma poi non ho scritto come può continuare. Anche in Sesso e amore del 2005 non descrivo come la coppia può proseguire il suo cammino erotico. Allora avevo dichiarato pubblicamente che non avrei più scritto nulla sull'amore perché quello che dovevo dire l'ho detto. Dopo lo stato nascente e l'istituzione può solo spegnersi. Mi sono accorto invece di casi che non erano così. Io vengo dal mondo scientifico: se trovo tre casi che negano l'evidenza vuol dire la teoria ha qualcosa di sbagliato.
A quali casi si riferisce?
Ad esempio Carmen Russo e suo marito Enzo Paolo Turchi, un caso di amore che dura è noto a tutti! Poi ne conosco altri non celebri. In questi sette anni ho seguito una strada prima scrivendo dei dialoghi, poi il romanzo I dialoghi degli amanti che mi ha sbloccato perché con la fantasia si riesce ad abbattere un muro, con la fantasia si possono vivere situazioni altrui. E poi questo L'arte di amareche chiude. Sartre lo chiude ancora prima perché nella Critica della ragione dialettica dallo stato nascente, che lui chiama la fusion, passa alla fraternitè terror, ha il passaggio immediato dal movimento al totalitarismo. Io dico che attraverso il patto di riconoscenza dei diritti dell'altro con la riconoscenza dei diritti inviolabili, alla Locke per intenderci, creo un'istituzione di convivenza. Il sistema si irrigidisce dentro le regole. Questo avevo fatto negli anni '70, ero arrivato a Sartre e Locke, invece ora con L'arte di amare mi accorgo che ciò che intendiamo per amore non è convivenza quotidiana, non è amicizia e non è libertà, non è fratellanza. La parola amore l'abbiamo bistrattata. Ecco che la seconda parte del libro dice una cosa che dimentichiamo sempre perché veniamo da una cultura che non ha mai preteso che un uomo e una donna dovessero vivere insieme tutta la vita per amore
Preteso che vivessero insieme, ma l'amore non era considerato
Infatti. Il fatto che lui ad esempio andasse con un'altra donna non era ritenuto riprovevole, un tempo quando le donne erano in gravidanza si aspettavo che il loro marito andasse a far sesso con qualcun'altra: oggi sarebbe una cosa tremenda perché sono solo loro due ed hanno preso un impegno di fedeltà totale, prendendo alla lettera l'innamoramento. Se tu lo prendi alla lettera devi prenderlo tutto. La prima cosa è che devi dire tutto, quindi arriva la mia teoria: devi fare la storicizzazione. Se hai avuto un amante per cinque anni non puoi nasconderlo, lo devi dire. Quando nasce un nuovo amore nasce una nuova vita e nessuno dei due sa chi è l'altro, il loro amore sarà conoscersi, sapere chi sono, in quanto essi sono ciò che sono stati e ciò che stanno diventando. Se io nascondo di me rendo impossibile questo processo, quindi devo dire anche le cose sgradevoli. Pensi che tutta la tradizione del corteggiamento è basata sul falso.

giovedì 15 novembre 2012

Sospiri e desideri


ATTESI   DESIDERI
Schizzo di Roberto Rossi


Sospiri
che rincorrono
attesi desideri.
Desideri
nascosti nelle pieghe
della psiche
che riemergono
per tramutarsi
in sguardi di speranze
intime.
Sguardi
che percorrono
sensuali linee corporee
che donano piacere.
Piacere
cercato
per fluttuare
dentro universi unici.
Universi
che avvolgono
intime emozioni.
Emozioni
che accarezzano
la Vita
donando Piacere.


Tutti i diritti riservati





Pittore e poeta Roberto Rossi
Ambasciatore di Pace UPF – ONU  - www.robyarte.it 
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martedì 13 novembre 2012

L'amore è un'altra cosa


L'amore è un'altra cosa
Di Nicola Ghezzani

Rose, acquarello di Daniela Lorusso

Quando parliamo di amore di coppia, molto spesso i lettori fraintendono l'argomento. Infatti, dicono che l'amore ha bisogno di “pazienza” e “comprensione” e di “giochi” con cui intrattenere il partner; commenti che lasciano intuire quale sia l'argomento che essi hanno inteso come oggetto della comunicazione. In effetti, questi lettori pensano all'amicizia solidale fra coniugi, e, per essere più precisi, alla serena amicizia della convivenza. I Greci avrebbero chiamato questa esperienza di relazione philia, non già eros, e cioè amicizia, non amore erotico-passionale. Queste due esperienze sono completamente diverse!
Sulla base dello stesso equivoco, gran parte dei libri psicologici e sociologici sulla condizione della coppia e, quindi, tutti i libri di “psicoterapia della coppia” riguardano la stessa esperienza: si occupano di come far sì che la  coppia in crisi possa pervenire all'auspicata condizione di  amicizia solidale dei coniugi legati da un patto di compagnia, di assistenza e di sicurezza. Non trattano mai in modo chiaro e sistematico l'amore erotico, quello che comincia con un innamoramento estatico, è caratterizzato da una attrazione e un piacere sessuali incoercibili, tende costantemente alla fusione dei corpi oltre che delle menti, e va incontro a evoluzioni che modificano in profondità l'identità e lo statuto esistenziale delle due persone coinvolte. 
Questo equivoco accade perché il senso comune, fortemente influenzato dalla volontà sociale (cioè dalle istituzioni), promuove modelli di coppia la cui stabilità stabilizzi a sua volta l'intero sistema sociale. Secondo il senso comune, le coppie sono ben riuscite e serene solo quando realizzano una buona integrazione sociale; quindi quando hanno conquistato la solidarietà affettiva, l'unione economica stabile e l'omogeneità di azione. Per contro, quello stesso senso comune teme e aborrisce le unioni passionali, le quali mettono in gioco fattori potentemente soggettivi, spesso contraddittori con la volontà sociale. 
In senso stretto, dunque, il senso comune non vuol sapere nulla della sofferenza soggettiva, quella sofferenza che può essere capita solo se prestiamo la massima attenzione al singolo individuo colto nella sua unicità. Il bambino che è stato trascurato dalla madre o punito dal padre, divenuto un uomo adulto e inibito, oppure il povero operaio sfruttato in catena di montaggio, o il manager costretto a competere venti ore al giorno custodiscono nel corpo una sofferenza assolutamente soggettiva cui nessuna istituzione può dare ascolto, perché si tratta di una sofferenza potenzialmente contraria all'ordine sociale. Le organizzazioni sociali o le figure professionali (i sindacati, i sacerdoti, gli psicologi, gli assistenti sociali...) possono farsi carico dell'esistenza generica dell'individuo sofferente, possono cioè occuparsi del bambino in generale, oppure della classe operaia o delle ore di lavoro del manager. Ma nessuno può ascoltare quest'individuo fino alle profondità viscerali del suo essere persona sminuita e svalutata – persona sofferente dotata di un naturale diritto alla felicità. Lo può solo l'amante, colui che lo ama. Perché l'amore è appunto questa attenzione alla persona amata colta nella sua totale unicità. Non solo il suo corpo quindi, o la sua psiche, ma il corpo e la psiche insieme, uniti nell'essere quella persona unica e irriducibile, da amare in un rapporto esclusivo e totale.
Il sindacato può occuparsi della condizione psichica e morale della classe operaia, ma non può amare quel singolo operaio; lo psicologo può fornire empatia e amore professionale alla donna depressa o al bambino abbandonato, ma non può amare quella donna in senso erotico, e non può amare quel bambino nella sua fisicità come solo un genitore o un parente possono fare. Dunque, il senso comune e le scienze che gli si riferiscono, quando parlano di “amore nella coppia”, stanno parlando di amicizia solidale, non di amore erotico. L'amore non è l'amicizia solidale, non è la coppia serena; l'amore è un'altra cosa. Ha sempre a che fare con la sofferenza più intima e offre come sua terapia l'estasi, la fusione, l'utopia, il cambiamento.     
Al momento, e a mia conoscenza, solo i libri di Francesco Alberoni, la trilogia Innamoramento e amore, Ti amo e L'arte di amare, e i miei due libri Grammatica dell'amore e Perché amiamo (in uscita a febbraio/ marzo 2013) assolvono a questa funzione: quella di illustrare una vera e propria scienza dell'amore.
L'amore è un processo di presa in carico soggettiva del dolore, cioè del mancato sviluppo della vita individuale, della sua rinnovata vitalizzazione, della rinascita dell'individuo. Esso coinvolge tanto l'essenza della persona (la sua psiche più personale, la sua anima), quanto la base del suo essere, il corpo. Quindi, è allo stesso tempo mistico e sessuale. In amore l'esperienza del corpo, con tutti i suoi bisogni, è sacralizzata dall'unione spirituale; e l'esperienza del risorgere dell'anima coincide con la cura erotica di un corpo unico e concreto.    
    Tutti i diritti riservati

Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore http://nicolaghezzani.altervista.org/  


domenica 11 novembre 2012

Pornografia ed erotismo: quali differenze?


Vite pornografiche

 

di Federico Sollazzo dal suo blog CriticaMente     

Innanzi tutto dobbiamo intenderci con i termini: cosa significa pornografia? A partire dalla sua etimologia (pòrné, prostituta e graphia, scrittura), la possiamo intendere come un qualsiasi tipo di produzione destinata a suscitare una risposta di carattere sessuale. In quest'ottica non esiste allora nessuna diversità fra una pornografia soft ed una hard (entrambe puntano unicamente a stimolare gli istinti sessuali), la differenza sostanziale risiede invece tra la pornografia tout court e l'erotismo; infatti, mentre la prima ha il suo scopo nella sollecitazione sessuale, il secondo usa gli stimoli sessuali per tendere ad un fine connesso ma esterno alla sessualità stessa.      
Ora, la pornografia, così come sopra è stata sommariamente descritta, è un qualcosa di positivo o di negativo? Per rispondere si devono prendere in considerazione i rapporti umani emergenti dalle rappresentazioni pornografiche: in esse il contenuto si esaurisce nella messa in mostra di zone e/o di atti sessuali, indipendentemente dall'identità delle persone coinvolte; lo spettatore assiste allora ad uno spettacolo svolto da persone prive di carattere, di personalità, di pensiero, ovvero, da oggetti, cose, con il rischio (per le menti più labili) di supporre che quelli siano dei veri e propri rapporti umani.    
Ma allora come possono essere fondati, in ambito sessuale, degli autentici rapporti umani? E' necessario tenere un atteggiamento di austera seriosità e/o di astensione? No, è però necessario riconoscere l'identità del nostro partner, ossia riconoscerlo come essere umano, diverso da me, ma a me simile, dotato quindi anch'egli di idee, di una personalità, di un suo proprio stile di vita.







Federico Sollazzo, ricercatore e docente University of Szeged – Dipartimento di Filosofia



venerdì 9 novembre 2012

Amore mio


Amore mio
poesia di Federica Ferretti

Il ponte sull'infinito, acquarello di Daniela Lorusso


..amore mio,
ora che la terra ti riveste di petali di autunno,
ora che la terra vibra sul tuo cuore freddo,
ora che le mie labbra sulle tue non sono più capaci di risvegliarti al mattino,
io ti avvolgo con un pensiero che non riesce ancora a stemperarsi...
A distrarsi dalle tue dita affusolate sul mio tenero collo, ...
e ti sogno
e tu mi abbracci
e poi svanisci ancora...



Federica Ferretti, giornalista e scrittrice http://www.fanpage.it/federica-ferretti/
Hanno collaborato gli artisti Davide Foschi e Roberto Beldomenico

Trama de Il canto del Cigno Rosso: "È antica credenza, ci racconta Platone, che il cigno muto per l’incapacità di emettere suoni, appena prima di morire fosse invece capace di intonare una struggente e bellissima canzone. Ma c’è una discrepanza di opinioni circa il reale significato del canto: dolore o gioia?..."
Nel libro una giovane donna, Elisa, si racconta dentro ad una serie di lettere scritte a posteriori, nel riassaporare ciò che è stato, e che forse, non potrà più essere, e da cui nasce una prosa "anomala", sciorinata così, quasi come una serie infinita di riflessioni su cui, in fondo, ognuno si ferma ogni giorno: un miscuglio tra sfogo reale e poetica speranza; lucidità e follia. Allora, si crea una sorta di piacevole coincidenza, con l'"angolo" in cui ognuno, a sera, si butta a riposare… mentre, fuori, il tempo cambia, inesorabile, di stagione in stagione. Elisa, infatti, non è altro che la proiezione del nostro Ego, delle nostre emozioni più pure e semplici, dal senso di vuoto generato dall'incomunicabilità e abbandono, all'infantile entusiasmo per un'inattesa riconciliazione: a confine tra preghiera e testamento sentimentale.
L'autrice, Federica Ferretti, nasce a Teramo, 35 anni fa: Federica Ferretti è laureata in Scienze Politiche e Discipline Musicali, ama la contaminazione tra i linguaggi, per scoprire le mille sfaccettature della vita. Direttore Editoriale di Echi da Internet, e della nuova collana Radici, la letteratura Abruzzese, presso la medesima Rupe Mutevole, promuove una letteratura del tutto spontanea, viva, dinamica, specchio della cultura multimediale sempre più diffusa, per dare inizio ad una nuova era letteraria che però vuole conservare intatto il suo legame con le proprie Radici Culturali.



martedì 6 novembre 2012

Tutti parlano dell'amore



Cosa è l’amore?

di Max Bonfanti





“Tutti parlano dell’amore ma nessuno sa spiegarlo” (Eleonora Duse)  
Come non darle torto, niente è più difficile del riuscire a definire e soprattutto far comprendere, a chi non lo ha mai provato, il senso di un termine astratto come può essere la parola amore; lo stesso si potrebbe dire però anche per l’odio, la gioia, il dolore interiore, ma quando questa parola, che in realtà è più di un lemma, ma rappresenta un concetto, ha ripercussioni su tutto il nostro organismo e modus vivendi, allora un timido tentativo penso che lo si possa fare.
Sulla prima parte del pensiero della Duse, nulla da eccepire; quale altro argomento è stato trattato sin dall’antichità in modo tanto esteso, particolareggiato e in contesti che spaziano dalla poesia alla letteratura, dall’opera al cinema per giungere alla chimica dell’amore? Faccio fatica a trovare un concorrente all’altezza, ma per quanto riguarda  che nessuno sappia spiegarlo posso dire di nutrire qualche perplessità.
In verità bisogna ammettere che oltre ad averne parlato si sono anche date spiegazioni di cosa sia l’amore: ognuno nel proprio ambito ha dato un contributo, piccolo o grande che sia, a chiarire il lato più sublime che ogni essere possa provare nel corso della propria esistenza e francamente un’idea, seppur minima, credo proprio che sia stata data.
In ogni caso penso che, in ultima analisi, dare o cercare di dare una spiegazione di cosa sia l’amore sia più che altro un pretesto per tener viva una tavola rotonda alla quale siedono in maggioranza quanti non l’hanno provato.
Mi sovvengono le discussioni di quelli che sostenevano che la pratica e la teoria dovessero essere due attività indipendenti scevre da ogni contatto tra loro che ancor prima del ‘500 avevano coinvolto pensatori, artisti ed artigiani. Come spesso accade il giusto sta nel mezzo e finalmente, grazie a filosofi come Francis Bacon, scienziati come Galileo Galilei ed abili artigiani, anche i pensatori ostili al connubio tra artigiani, artisti e teorici convennero, seppur a fatica, che teoria e tecnica dovessero coesistere e lavorare affiancati per il bene dell’uomo.
Le spiegazioni e gli insegnamenti migliori per comprendere qualsiasi sensazione, bella o brutta che sia, consistono nello sperimentarla, tenendo ben presente che, in virtù del fatto che “ognuno è suo”, solo l’esperienza personale di ogni singolo individuo è in grado di fornire la spiegazione più esaustiva e ad esso congeniale.

Max Bonfanti, filosofo
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Noi abbiamo chi sa spiegare cos'è l'amore
Segnaliamo il libro di F. Alberoni Ti amo nella nuova edizione di Sonzogno

giovedì 1 novembre 2012

Amori e rimpianti: un problema femminile?


Amori e rimpianti: un problema femminile?

di Maria Giovanna Farina
Ricordi, acquarello di Daniela Lorusso


Domande per i lettori del blog: Che cosa è il rimpianto? Si può vivere di ricordi? Si può ricongiungersi con un amore del passato?
Gli amori non vissuti: quelli di cui non sappiamo più nulla o di cui non conserviamo nemmeno un’ombra del loro volto nei nostri ricordi, ma che in qualche modo non riusciamo a dimenticare. Sono quelle persone che hanno toccato la parte più intima di noi, sono straordinari incontri che hanno saputo catturare la mente, il cuore e l’anima: non possiamo e non vogliamo dimenticare. A volte questi incontri sono brevi momenti di contatto dove si sono scambiate poche parole, pochi gesti, eppure ci hanno catturati. Non associamo subito e soltanto questo discorso agli amori a prima vista che ci son capitati e forse ci accadranno ancora, anche perché queste sono circostanze non sempre fortunate: Eros potrebbe lanciare i suoi dardi anche quando l’incontro non è adatto o poco conforme alle nostre aspettative del momento. L’amore a volte non è cosa buona e molti lo avranno sperimentato, basti pensare alla frase: ”Ti ho incontrato nel momento sbagliato”. Ma ci sono casi in cui qualcuno ci ha lasciato un’impronta nell'anima  può essere che non abbiamo neppure avuto il tempo di vivere un'emozione insieme, addirittura che non ci siamo neppure sfiorati con un dito. Poi quando siamo soli con noi stessi il ricordo affiora e a volte avvertiamo quel senso di inquietudine: “Devo fare qualcosa…lo devo rivedere”, se ciò è ancora possibile basta una ricerca….Se nulla è più realizzabile, ci assale il senso di impotenza accompagnato dall'amara consapevolezza che quell'incontro rimarrà eternamente nel non vissuto. Non sappiamo cosa fare, siamo fermi nella condizione di chi non può che arrendersi, ma non è facile accettare la resa quando un incontro ha lasciato una sensazione forte. Spesso su queste sensazioni ci si costruisce un castello e ci si perde a sognare, ma può rivelarsi un sogno amaro: il sogno di chi pensa di aver perso una buona occasione. Alcune telenovelas di successo ricalcano l'onda del rimpianto e dell'amore impossibile. È dunque un'abitudine femminile? O anche i maschi ne sono “vittime”? Non è detto che si sia perso qualcosa di buono, ma finché non lo si comprende fino in fondo rimane il dubbio. Parliamone, dunque, con chi è in grado di ascoltarci: durante la consulenza filosofica è capitato che qualcuno, grazie al dialogo, abbia compreso cosa stava davvero cercando. Certi ricordi a volte ci procurano un senso di infelicità, si impongono perché forse siamo infelici e inappagati, ma se viviamo con qualcuno che amiamo e che ci completa il rimpianto si supera. Allora possiamo parlare, dialogare, sulle nostre nostalgie sentimentali per dare il giusto posto agli amori non vissuti.


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Maria Giovanna Farina, filosofa e consulente filosofico