martedì 5 novembre 2019

Sarà per sempre?


Opera di Flavio Lappo
Il nostro sarà un amore per tutta la vita? Una domanda che gli innamorati si pongono, ma è difficile prevederlo, con ciò non voglio dire che l'amore per sua natura non possa essere avvolto “nell'eterno”; il problema è che le nostre delusioni nascono dal fatto che vorremmo lo sia. Se il partner ci confessa di considerarci l'amore più grande che abbia mai incontrato è senz'altro vero, il problema è spesso nostro che in questa dichiarazione leggiamo le due parole “per sempre”, parole che non ci sono ma che per il desiderio di farle esistere “leggiamo” ugualmente. La condizione mentale descritta ci fa ingannare, il nostro preconcetto dell'eterno amore ci conduce lontani dall'attimo che stiamo vivendo. Se invece ci avvicinassimo all'amore nel rispetto e nella sincerità, ma senza pensare troppo al domani, potremmo costruire un rapporto piacevole e se poi durerà: tanto meglio. A quel punto, quando avremo in mano delle prove che è un amore con le caratteristiche della durata, ci impegneremo tutti e due per mantenerlo giovane, fresco, appassionato, eroticamente attivo, sentimentalmente solido... Il “Per sempre” sa metterci al riparo dalla paura della perdita, ma al contempo ci colloca in una posizione interiore non adatta all'amore: se voglio che sia per sempre non sono libera e allo stesso tempo imprigiono il partner in un’idea, in una condizione che sa di obbligo. Non voglio dirvi che l'amore deve essere effimero, tutti noi desideriamo amare ed essere amati, ma ricordiamo che serrature, sbarre, lucchetti...non confanno all'Amore. 

Maria Giovanna Farina

giovedì 5 settembre 2019

I cani non sono figli



I cani non sono figli, ma sono amici e compagni di avventura anche se per chi non è genitore possono diventare un sostituto. Chi ne possiede uno sa di cosa sto parlando, per tutti gli altri suggerisco di abbandonare i luoghi comuni, non le aree riservate in cui si portano a correre i cani nelle città, ma gli stereotipi che bloccano la mente con errate convinzioni.
Si vedono scene al limite dall'assurdo, penso ai cani a cui viene tinto il pelo, dipinte le unghie ed acquistati abitini alla moda, penso a questi poveri animaletti a cui è negata la possibilità di essere cani per relegarli ad una vita di schiavitù. I cani hanno bisogno di essere liberi, di essere animali e non indirizzati ad un'esistenza artificiale e povera di tutto ciò di cui hanno bisogno, ad esempio rotolarsi in un prato senza cappotto perché, tra l'altro, hanno la fortuna di avere in dotazione una pelliccia protettiva per caldo e freddo. Ciò che sconvolge sono le ricorrenti frasi all'indirizzo di chi i cani li ama davvero perché rispetta la loro caninità. Avete presente considerazioni tipo: “Ama più i cani, delle persone” e “Con tutti i bambini che muoiono di fame, spende soldi per i cani”. Discorsi che si estendono a tutti gli animali da compagnia, gatti compresi. Gli stereotipi sono duri a morire, sedimentati da troppo tempo e mai messi in discussione ci forniscono una visione falsa della realtà.
1- chi ama i cani e gli animali in genere spesso ha figli e famiglia quindi ama oltre la specie
2- purtroppo è vero che ci sono bambini in difficoltà, è un problema mondiale, ma non è affamando gli animali domestici che si risolve il problema

I cani non sono figli ed è giusto che sia così, ma non per questo dobbiamo smettere di amarli, i cani non sono figli ma sanno renderci più umani.
Si può amare e aiutare tutti oppure non amare e non aiutare nessuno: questa è la verità dei fatti al di là di ogni stanco pregiudizio. Passate parola.


venerdì 5 luglio 2019

Il primo bacio



Il racconto del primo bacio di Leda, l'interprete del mio romanzo “Dimmi che mi ami”, rivela la nascita dell'amore e il bacio assume un significato di grande importanza per il futuro della relazione.
Lui mi guarda teneramente, mi accarezza le braccia sfiorandole e allo stesso tempo stringendole finché, come trasportata da una presenza aliena, mi ritrovo abbracciata a lui: ogni angolo del mio corpo sta vibrando mentre all'esterno sono come caduta in uno stato di trance. Con una mano mi sposta i capelli e con l'altra mi regge la nuca mentre lentamente, sfiorandomi la guancia, avvicina la sua bocca alla mia. Avverto le sue labbra morbide che si insinuano, spingono per entrarmi ed io sono pronta a accogliere il bacio più bello mai ricevuto da un uomo. La passione mi rapisce le labbra, mi sento trascinare in un'altra dimensione dove ho la sensazione di essere già stata e allo stesso tempo è una zona del tutto sconosciuta, lui mi sta baciando in un modo che non ho mai conosciuto. Non so se sia la lunga attesa di questo momento agognato o la sua passione, sento che mi sta risucchiando l'anima oltre alle labbra, avverto il suo amore; non sto solo baciando un uomo attraente e che credo già di amare, no! È l'amore stesso ad entrare in me. Non voglio reagire a questo travolgimento dei sensi, non so più se ho un corpo: tutto è avvolto nella totalità dell'essere, di due bocche amalgamate, di due cuori all'unisono. La mia emozione tocca vertici sublimi, mi sento abbandonata e prigioniera, in una gabbia dove voglio rimanere per non essere più libera di amare altri all'infuori di lui. Con questo bacio ci siamo già detti tutto, non so quanto sia durato, il senso del tempo è del tutto sfumato, da questo momento ho la certezza: non è come le altre volte. Con questo bacio è come aver fatto l'amore per la prima volta, il godimento dell'estasi amorosa si è concentrato sulle nostre labbra finalmente unite e desiderose di scoprire i più intimi spazi delle nostre anime”.



domenica 5 maggio 2019

Il cuore è testimone del vero amore


Dimmi che mi ami, Acrilico su tela di Flavio Lappo
Una volta si credeva che il comando del corpo umano risiedesse nel cuore probabilmente perché è l’organo che maggiormente avvertiamo; è lui che possiede la capacità di farci provare le sensazioni più improvvise: tutte le frasi fatte relative alle emozioni si riferiscono al cuore e non al cervello, la vera mente che attua la sua regia nell’ombra.
Un colpo al cuore, un tuffo al cuore, mi spezzi il cuore, senza cuore, cuore di pietra, cuore caldo, cuore freddo e così ad libitum, e allora possiamo chiederci: quanto c’entra il cuore in un rapporto amoroso?
Chi dirige l’orchestra ormai si sa, è il cervello e lui, come un bravo direttore impartisce ordini e segnali a tutti i distretti, compreso il cuore l’organo più rumoroso. Ecco, è questo il punto cui volevo arrivare, al lavoro del cuore che per nutrire le emozioni pompa sempre più forte: quando ci innamoriamo ci batte il cuore, altrimenti è solamente un voler bene.
Se siamo innamorati spingiamo il nostro cuore a battere più del consueto: solo al pensiero di incontrare la persona amata, mentre percorriamo la strada del nostro appuntamento, avvertiamo i battiti farsi più veloci mentre il respiro vien meno. Il cuore batte quando amore ed erotismo si incontrano in un abbraccio dal sapore infinito. Cos’è l’amore erotico se non l’incontro tra due anime che si amano? L’erotismo esclude la fretta, si nutre di emozioni e di sguardi timidi che catturano, è come il sabato del villaggio tanto bene rappresentato dal Leopardi. L’amore erotico è l’attesa del dì di festa dove il cuore batte senza controllo e libero da ogni regola testimonia il vero amore. In una nota canzone degli anni ’60, Cuore, di Rita Pavone la cantante afferma:
Mio cuore, Tu stai soffrendo, cosa posso fare per te. Mi sono Innamorata, per te pace no, no, non c'è. Al mondo, se rido e se piango, solo tu dividi con me ogni lacrima, ogni palpito, ogni attimo d'amor”.
Un dialogo col suo cuore che batte e che diventa compagno di gioie e turbamenti, alleato con cui condividere lo stravolgimento che porta con sé l’innamoramento.
Maria Giovanna Farina




venerdì 15 febbraio 2019

Quando l'amore non è corrisposto


Fotografia di Roberto Passeri

Capita di innamorarsi di una persona che non ricambia il nostro sentimento. Una situazione dolorosa a cui Renato Zero sa dare consolazione.
Chissà a quanti sarà capitato di innamorarsi senza essere ricambiati e di vivere tutta la bellezza di un sentimento che purtroppo però rimane deluso. È terribile il dolore che si prova: “Quanto lo amo”, ci si trova a dire, ma lui non ci ama, questa è la realtà da accogliere. E allora mi dispero, il mio corpo si ammala, l’eutimia si dissolve come un cielo nuvoloso al soffio di un vento impetuoso. Se qualcuno non ci ama non possiamo assillarlo, otterremmo il contrario. Le canzoni, come le poesie, sanno raccontare le nostre passioni del cuore: Magari, una nota canzone di Renato Zero, ci consola e quindi ci conduce a sperare che l’altro possa, un giorno, contraccambiare il nostro amore. La speranza è un’attesa, la sola a cui possiamo aggrapparci, ma non dobbiamo abbandonarci al nostro sogno irrealizzabile. Zero e le sue canzoni sono medicina dell’anima, luce sull’ombra della tristezza per spazzare via il pessimismo e al contempo drammatizzazione di una sofferenza che è bene superare. 






Non esiste alcuna certezza di essere un giorno ricambiati, ma ora lui ci ha prepararti alla pazienza. La canzone narra di un innamorato disposto ad attendere “Magari toccasse a me, ho esperienze e capacità, trasformista per vocazione: per non morire, che non si fa... Puoi fidarti a lasciarmi il cuore nessun dolore lo sfiorirà…” queste sue parole descrivono in pochi versi il canto di dolore di un innamorato che vuole essere ricambiato. “Magari toccasse a me un po' di quella felicità... magari. Saprò aspettare te domani, e poi domani, e poi... domani”, la sua lunga attesa diventa la nostra e in un connubio di emozioni comuni percepiamo il beneficio della condivisione. E poi nasce la consapevolezza che Non c’è nulla che mi spaventi tranne competere con l’amore: il nostro unico contendente è l’amore stesso, siamo impotenti di fronte alla forza cosmica di Eros. La canzone si chiude con una domanda ripetuta: “Mi ami”? E una risposta, data a se stesso, nell’attesa titubante di uno struggente: “Magari!”. Le lacrime scendono, il nostro animo è ripulito, abbiamo offerto una preghiera sacrificale all’altare del dio alato: chi ama non vuole smettere di sperare, ma allo stesso tempo non può farlo per sempre: Renato, con il suo messaggio catartico ci costringe a fare luce dentro di noi, è come se ci invitasse a non cullare un eterno sogno irrealizzabile.

Maria Giovanna Farina





martedì 5 febbraio 2019

Delitto del potere perduto



Immagine: particolare opera di Paola Giordano, Sun Flower, 70x50, tecnica mista su carta

La cronaca ci informa, quando parla del femminicidio, che si tratta di un delitto passionale: una definizione che ci appare poco convincente, soprattutto sembra non rendere giustizia alla vittima. Che cos'è la passione? Cosa significa il termine passione se lo leghiamo all'amore? E in che relazione sta con la gelosia? Il termine passione deriva dal latino passus, participio passato di pati che vuol dire patire, soffrire. Il termine passione contrapponendosi ad azione è un verbo che rimanda a qualcosa che si subisce, quindi il delitto passionale nasce dalla sofferenza e dal desiderio di allontanarla da sé togliendo la vita a chi la provoca.
Il vero amore è però rivelazione, ammirazione e fusione con qualcosa che ci trascende e che ci dona una nuova visione del mondo. Solo l'amore totale, il grande amore erotico, ci sa condurre all'assoluto, consegnandoci il terrore della perdita e allo stesso tempo una felicità totale e unica, direi quasi divina. 
Un simile amore è passionale perché scatena il sublime e là dove c'è l'assoluto vive anche l'incontro con il dolore, il dolore che è terrore di perdere la felicità, ma nonostante ciò chi ama veramente non può mai giungere ad uccidere perché, quel amore totale ed assoluto che muove solo passioni vitali, non ha nulla a che fare con l'uccisione della donna: chi uccide lo fa perché vede vacillare il potere su di lei. Lo fa perché è geloso, si dice, sì, è vero, è vittima di una forma di gelosia che è espressione di quel potere che viene meno. Lei vuole essere libera, l'amore è libertà, lui nega la possibilità che la sua donna sia libera di lasciarlo perché è geloso di quell'indipendenza che lei sta riconquistando e non perché la ama. E se è vero per certi versi che in questa situazione il termine passione è pertinente anche se nella sua accezione negativa, dobbiamo, per giustizia verso le vittime e per ovviare ad ogni possibile confusione, riformulare con “Delitto del potere perduto”. (Concetto ripreso in Ho messo le ali, ed. Rupe Mutevole)

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata