lunedì 10 dicembre 2012

Speranze d’amore


Una poesia che nasconde più livelli di interpretazione: vi invito a dare la vostra.
Senza titolo, olio su tela di Flavio Lappo


Speranze d’amore

Sospeso nell’ombra di un sole che muore
Raccolgo il grido di una donna che si dispera,
dal suo volto non traspare
La catarsi del suo cuore.
Il crollo di una chimera,
Il folle richiamo del mare.
È viva! Respira ancora!
Rinasce con me.

Max Bonfanti, filosofo www.laccentodisocrate.it

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sabato 8 dicembre 2012

Sesso e design in mostra



Sesso e design in mostra



KAMA. Sesso e design: dal 5 dicembre al 10 marzo 2013, dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.30, e il giovedì fino alle 23, alla Triennale di Milano. Vietata ai minori di 18 anni.

Sono stata all'inaugurazione dell'esposizione KAMA dedicata al legame che si può creare tra eros e progettazione creativa. Ero lì invitata da Fornasetti ed è stato naturale soffermarmi nell'area
Ossessioni magistrali, sezione dedicata a lavori di Ettore Sottsass, Piero Fornasetti, Carlo Mollino, Gaetano Pesce ed Alchimia. Una vera ossessione creativa: organi genitali femminili e maschili, soprattutto maschili, sono rappresentati col disegno. Muovendomi poi in tutta l'area ho potuto osservare rappresentazioni di ogni forma, colore e materiale. Questa mostra è senza dubbio utile per familiarizzare con l'immagine del sesso, annulla però l'erotismo che non è esibizione pubblica. Ve la suggerisco come esperienza di conoscenza estetica ed anatomica e se ci andrete potrete vedere il famoso divano Mae West a forma di labbra di Salvador Dalì, i raffinati piatti di Fornasetti rappresentanti Adamo ed Eva, un omaggio ai nostri progenitori. E infine per non farvi mancare nulla un'opera di Jamie McCartney, 400 calchi di genitali femminili che compongono i suoi pannelli.

Maria Giovanna Farina

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venerdì 7 dicembre 2012

Il valzer degli addii


Il valzer degli addii

di Annalisa Barbier



In questo tempo di precarietà economica, professionale e sentimentale, si vive accompagnati da un crescente senso di incertezza spesso associato con l’attitudine al disimpegno, cui fa da sfondo una società brutalmente egocentrista ed individualista. La figura che emerge da siffatto sfondo – dipendendo in tutto dalla soggettiva propensione ad evidenziare e riconoscere alcuni segni piuttosto che altri – è purtroppo quella di una generale, crescente incapacità di impegno, costanza e pazienza. Verso se stessi e verso gli altri.
La progressiva erosione dei passati punti di riferimento socioculturali ed etici, ha imposto la necessità di trovarne di nuovi; tuttavia tale tentativo di estensione di senso non ha prodotto, a mio avviso, risultati capaci di sostenere l’individuo nel suo cammino verso la realizzazione di sé.
Ne origina un crescente, strisciante malessere cui è difficile dare un nome perché è tanto diffuso quanto impalpabile, potendosene cogliere soltanto le manifestazioni epifenomeniche. Queste riguardano la vita sociale, relazionale ed interiore, coagulandosi poi in tutte quelle situazioni ambigue, sospese ed indecise, in cui appare implacabilmente chiaro quanto sia difficile e allo stesso tempo necessario, ri-costruire un sistema di riferimenti semantici, simbolici e di significato all’interno del quale trovare finalmente un senso coerente, un filo di Arianna che ci riporti fuori dal labirinto. Finalmente a casa.
La vita di relazione, nella fattispecie quella delle relazioni sentimentali, è uno degli ambiti in cui questo disagio appare maggiormente evidente.
Si ha l’impressione che sempre più persone si trovino – loro malgrado - a far girare una giostra di “incipit” amorosi poi incapaci di trasformarsi in relazioni durevoli e gratificanti. Rapporti in cui i partner non sono più capaci di sviluppare una fiducia sana, oscillando in maniera destrutturante tra fiducia idealizzata e sfiducia totale (idealizzazione e svalutazione ne sono aspetti complementari), in cui le spesso inconsapevoli dinamiche individuali prendono il sopravvento sulla capacità/necessità di aprirsi all’altro, in cui il relativismo etico - ormai assurto a valore assoluto - crea mostri di egocentrismo ed incoerenza, avvolti su se stessi in una alienante spirale di accuse e giustificazioni.
Se questo è il panorama che mi trovo spesso ad osservare nella mia veste professionale, non posso fare a meno di ravvisare anche quali ne sono gli effetti sul singolo individuo: da un lato, il crescente senso di non appartenenza, la confusione, la paura, l’insoddisfazione e la frustrazione portano molte persone ad abdicare alla gioia dell’intimità.
Dall'altro, la ricerca ossessiva di stimoli sempre nuovi (che si riveleranno sempre insufficienti), i ripetuti tentativi di stabilire il rapporto “ideale” e la caccia sempre aperta al partner perfetto, inducono ad una sorta di “ripetitività erotico-sentimentale” in grado soltanto di incrementare quella frustrazione e quel senso di impotenza e delusione dal quale si è tentato di fuggire, e che difficilmente permettono di aprire le porte ad una vera intimità.
Da qui il titolo di questo articolo, mutuato da un bellissimo romanzo di Milan Kundera.Un tempo di addii ripetuti e di ripetuti inizi, che rischia di elevare il consumismo sentimentale imperante ad nuova emergente forma di doping emotivo che, come tutte le droghe, dà dipendenza ma non è in grado di curare.
Annalisa Barbier, psicologa www.annalisabarbier.com

mercoledì 5 dicembre 2012

Sesso e coccole

di Domenico Bumbaca
Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Sembra ormai un luogo comune ma si sente spesso che l’uomo appare più interessato al sesso rispetto alle donne. Ma, è proprio così?
 Un aspetto importante è sicuramente quello riproduttivo. Anche se oggi c’è meno necessità di mano d’opera (per questo si fanno meno figli) rispetto a 100-200 anni fa, non dobbiamo mai dimenticare che i tempi della psiche sono lunghissimi  e l'istinto alla procreazione domina tutti i nostri comportamenti,  che si sono formati  in millenni di evoluzione e continuerà a farlo per tanti altri secoli.
In merito al piacere è indubbio che  quello femminile non è meno intenso di quello maschile, allora perché è l’uomo ad essere, o sembrare di esserlo, molto più interessato al sesso rispetto alle donne?
Sembra che la colpa  sia del testosterone. Il testosterone è un ormone molto importante per il benessere generale perchè migliora l’umore, aumenta la forza e la massa muscolare,  rende più forti le ossa  prevenendo l’osteoporosi; è inoltre molto importante nella sfera  sessuale per una normale funzionalità in quanto migliora sia pure indirettamente l’erezione ed aumenta la libido; infatti è il primo tra gli ormoni responsabili dell’impulso sessuale e gli uomini ne producono da dieci a venti volte più delle donne. Questo è uno dei motivi per cui lo stimolo sessuale maschile è così forte e impellente. Inoltre, l’ipotalamo (utilissimo per la stimolazione sessuale) degli uomini è più grande di quello delle donne.
Ma a quale scopo tutto ciò?
È noto che la donna è fertile solo pochi giorni al mese (anche se, in quei giorni, la donna produce la ‘copulina’, un ferormone che stimola una crescita, anche del 150% del testosterone) e l’uomo deve essere sempre pronto, ovvero pronto ad eccitarsi in qualsiasi momento per evitare, come estrema conseguenza, l’estinzione della specie umana (pensate se anche l’uomo potesse eccitarsi solo pochi giorni al mese e magari diversi da quelli della donna).
Sesso o coccole
Sembra che la donna se coccolata si apra più facilmente al sesso mentre l’uomo ha bisogno di sesso per poi aprirsi alle coccole. Ma, è proprio così e perché?
Anche qui, il responsabile è un ormone, l’ossitocina. L’uomo ne ha di meno della donna ma durante l’orgasmo questo ormone viene secreto in grande quantità.
Secondo una ricerca  dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, l’ossitocina gioca un ruolo determinante, ad esempio nella capacità di empatia e di comprensione dello stato d’animo altrui e per un migliore rapporto con sé e con gli altri, con un relativo incremento di stima ed  autostima, ma è anche un agente biologico dell’innamoramento. Insomma se l’amore alimenta l’amore, sembra quasi che per non stufarsi sia fondamentale comportarsi da ‘eterni fidanzatini’. Coccole, gentilezze e carezze sono essenziali per volersi bene ‘fino all’eternità’.
Quindi come conciliare la reciproca affettuosità? Avendo una regolare attività sessuale per cui con il sesso l’uomo diventa più affettuoso verso la compagna e questa diventa più bendisposta verso il sesso e così via. Non è forse vero che più si fa sesso e più si è disponibili a farlo? Tutta ‘colpa’ dell’ossitocina.
Di conseguenza, è verissimo anche il contrario: meno lo si fa più diminuisce la qualità del rapporto
Conclusione
Quando la coppia è innamorata, nella donna cresce il livello di testosterone che alimenta il desiderio sessuale e negli uomini aumenta dell’ossitocina che facilita la tenerezza. Se ci sono i presupposti per una relazione duratura, il ciclo persevera senza interruzioni,  anche grazie ad una attività sessuale costante.
Tutti i diritti riservati

Domenico Bumbaca psicologo www.studiobumbaca.it

venerdì 30 novembre 2012


Cos’è la compassione? Lettera ad un'amica
Di Annalisa Barbier

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Il termine compassione deriva dal latino: [cum] insieme [patior] soffro. La sua radice semantica è quindi portatrice di un significato ampio e positivo: la compassione è la partecipazione sincera ed amorevole alle sofferenze dell’altro, e non va confusa con la pena, sentimento quest’ultimo che viene “concesso” dall’alto verso il basso, portando con sé un giudizio di valore che si realizza in termini negativi nei confronti di colui che di tale pena è fatto oggetto.
Il Buddhismo  fa di questo concetto uno dei capisaldi del suo apparato filosofico: per il buddisti la compassione è il sentimento profondo che porta a desiderare il bene per ogni essere senziente. Nasce dalla consapevolezza che tutti gli esseri viventi sono in questo mondo uniti, interdipendenti, continui e contigui.
Nella sua accezione più ampia, la compassione è la scorciatoia verso l’altro, verso la sua intimità, la sua anima e le sue profondità remote: quei luoghi in cui nessuno è diverso dall’altro. In questo senso, la compassione rappresenta il sentimento salvifico e definitivo che ci distingue dall’animale, la possibilità ultima per una comunione autentica che non sia solo di sofferenza ma anche di gioia ed entusiasmo.
Mi piace ricordare la frase di Paul C. Roud, secondo il quale: “Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l’anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l’altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre”.
E’ interessante notare come, dalla considerazione delle sofferenze altrui, originino due sentimenti così profondamente simili nella modalità dell’espressione e così drammaticamente diversi nella finalità ultima: la compassione ci vuole avvicinare senza paura all’altro in quanto nostra immagine riflessa. La pietà ce ne vuole distanziare, vuole esorcizzare l’orrore della sofferenza, che nell’altro è tanto reale da temerne il contagio.
Forse  - mi dico – è proprio questo l’elemento differenziante in grado di giustificare uno strano fenomeno nel quale spesso ci si imbatte: la compassione che cede il posto alla pietà. Il caldo conforto di un abbraccio che cede il posto al gelo dello spavento.
Mi spiego meglio. E’ facile provare sentimenti di partecipazione affettuosa e viscerale nei confronti dei meno fortunati, di quelli che  - loro malgrado –  sono divenuti portatori della valenza meno bella della vita con il loro carico di dolore, abbandono, miseria, malattia, morte, solitudine: in questo caso la distanza sociale, geografica, culturale è il cuscinetto che permette una partecipazione politically correct, ostentata e “ammortizzata”. Meno facile è comprendere e condividere le ragioni del disagio quando questo si fa meno evidente, meno plateale, in qualche modo troppo vicino al contesto di vita dell’osservatore: è più facile compatire il barbone all’angolo della strada che il collega depresso, la moglie che tradisce, la solitudine che cresce nella vita apparentemente “normale” di ogni giorno,  e addolora e consuma.
Forse è per questo, cara Paola, che accade ciò che avevi notato: si compatisce facilmente ed ostentatamente chi soffre a distanza da noi (una distanza fisica o astratta, rassicurante) e si fatica a provare una vera, profonda pietà per chi ci soffre accanto di pene più quotidiane.
La paura, credo, sia la differenza: paura che la compassione ci avvicini troppo e pericolosamente allo stesso destino di dolore, come un oscuro ponte silenzioso.
Ma è soltanto la mia riflessione minima e mi piace pensare, come scrisse Pino Caruso, di poter esprimere pensieri che non condivido…










Annalisa Barbier, psicologa www.annalisabarbier.com

martedì 27 novembre 2012

L’amore e il tradimento


L’amore e il tradimento

di Domenico Bumbaca

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso

Sul tradimento si è scritto sin dalla notte dei tempi, segno evidente che c’è sempre stato anche se nessuno lo tollera. Secondo il notissimo rapporto Kinsey pubblicato nel 1940, pare che un marito su 2 comincia la sua relazione adulterina prima dei 40 anni (quindi il 50%) mentre per le donne la percentuale sarebbe del 26%.
L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.
Aldo Carotenuto, Amare tradire, 1991
Farà parte del processo evolutivo? Potrebbe essere un ottimo spunto per uno studio approfondito che lasciamo volentieri alla ricerca. Sembrerebbe tuttavia che il tutto ebbe inizio con la scoperta che nella riproduzione il ruolo del maschio era fondamentale. Com'è noto l’uomo scoprì questa connessione tardissimo. Fino ad allora i figli erano della madre e l’uomo non aveva nessun potere sui figli della donna. Inoltre la gelosia non era ammessa perché non funzionale alla pace e all'armonia della vita della caverna. La donna poteva scegliere di concedersi ai piaceri con chiunque (idem per l’uomo). Le cose cambiarono quando si scoprì che lo sperma era determinante per la riproduzione, l’uomo acquistò nuovo potere  e reclamò il diritto di essere padre dei sui figli. Da allora il tradimento non era più ammesso, perché  andando con un altro uomo, la donna rischiava di essere fecondata e questo avrebbe creato squilibri nel clan di appartenenza.
Il tradimento presuppone che ci sia stato, in primis,  un avvicinamento emotivo tra due soggetti che desiderano una relazione intima, e possibilmente prolungata nel tempo.  Oggi si pone maggiormente l’attenzione sulla costruzione di legami stabili basati sul mutuo sostegno, il rispetto e la comprensione. Dopo l’innamoramento lo sconosciuto entra nel nostro spazio vitale più intimo; a volte ciò crea l’illusione di conoscere la persona amata come noi stessi dimenticando  che a volte è già difficile conoscere bene se stessi. Il fatto di provare una forte ’attrazione sessuale, crea l’illusione di aver finalmente trovato ristoro alle proprie ricerche. Ma, quante volte il desiderio sessuale è solo fine a se stesso? Quante volte si confonde la gioia della passione per amore; quante volte in realtà siamo mossi dal bisogno di dare sollievo alla propria solitudine, oppure al  desiderio di conquistare, o di essere conquistati se non, al polo opposto a sentimenti di vendetta? Insomma, il legame di coppia è uno dei legami più antichi dell’umanità, così come pure il tradimento perché si ha l’illusione della fusione completa e il patto che si stabilisce (ti amerò per sempre …) spesso, molto, troppo spesso si rompe tradendo così l’impegno preso.
Ma, se scoperti, mentire, è utile? Proviamo a dare un ‘occhio’ a questo aspetto da differenti prospettive (traditore e tradito) senza avere la pretesta della esaustività.
Se una donna non tradisce, è perché non le conviene.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)
Colui che tradisce mente perché vorrebbe  ‘proteggere’ l’altro dai particolari che inevitabilmente farebbero soffrire. Insomma si appella al diritto di evitare inutili sofferenze. Ovviamente anche a se stesso; la situazione è già così ‘carica’ che si preferisce alleggerirla.
Il tradito invece pensa ben altro. Intanto sul lato emozionale c’è rabbia, tristezza, vergogna, impotenza, aggressività, autocommiserazione, calo della stima, senso di disgusto, etc. Dai più viene viene vissuta come il tentativo del partner di proteggere il terzo e quindi come volontà a mantenere e prolungare lo stato di tradimento.
Come dicevo, prospettive diverse.
La coppia e’ un insieme di tre persone di cui una e’ temporaneamente assente. (David Riondino)
Perché si tradisce
Si tradisce perché nella coppia c’è incomunicabilità (o noia?); ma anche per evitare l’intimità (resistenze?) e allora si preferisce fare la guerra per non sembrare vulnerabili;  per colmare il vuoto esistenziale o per recuperare ciò che si è perso in una relazione coniugale fittizia, cioè creata senza grandi emozioni ma per uniformità sociale. Senza dimenticare che potrebbe essere anche un modo (un po’ estremo) per richiamare l’attenzione sul fatto che qualcosa si è rotto, forse non definitivamente. In questo caso, spesso inconsciamente si lasciano tracce utili per far emergere il tradimento. Un’altra forma di infedeltà è quella contro se stessi, quando, anche se infelici, si preferisce restare forzatamente in coppia si tradisce il patto con se stessi.
Secondo le statistiche le donne tradiscono perché insoddisfatte dal matrimonio e perché si innamorano cercando e trovando un coinvolgimento emotivo mentre gli uomini al contrario, l’associano più al piacere e il tradire spesso viaggia su due linee, spesso  parallele: l’amore per la moglie e il sesso con l’amante. In entrambe le situazioni si è condannati a vivere parzialmente le singole situazioni venendo meno al piacere della compiutezza, della relazione totalizzante.
Coloro che non sono fedeli conoscono i piaceri dell’amore; coloro che sono fedeli ne conoscono le tragedie. (Oscar Wilde)
Se ne esce?
Certo, purché la coppia si ami ancora e lo desideri. Il percorso terapeutico si basa sull'instaurazione di una comunicazione autentica, l’unica in grado di chiarire cosa non funziona. Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell’altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione.

Domenico Bumbaca, psicologo  www.studiobumbaca.it