sabato 13 febbraio 2016

Prigioniere di un sogno

Primi passi verso l'autonomia


immagine tratta del web


A volte capita di essere prigioniere di un sogno, quello dell'amore incondizionato e per raggiungerlo siamo disposte anche, purtroppo, a soffrire, a lasciarci sottomettere e calpestare nella nostra dignità. 

L'amore, pur nelle sue contraddizioni (non sempre rende felici ma infelici quando si oppone alla sua prerogativa di essere terapia per l'anima) ci chiede di essere vive nel corpo e nella mente. 

La vita vuole libertà ed è questo il punto importante, quello di essere libere. Per essere donne emancipate è necessario, indispensabile, conquistare l'autosufficienza emotiva che si raggiunge solo se ci si convince di farcela davvero. 

Si conquista a partire dalle piccole azioni quotidiane, non accettando ad esempio idee improduttive come: "Oggi sono sola e allora non apparecchio la tavola, non mi pettino, sto in tuta....". 
Non dobbiamo fare qualcosa in funzione della presenza del compagno o del marito, ma imporci di vivere adeguatamente le nostre giornate anche se siamo sole. Prendendo confidenza, conoscenza e stima con il nostro essere profondo possiamo amarci, rispettarci e diventare indipendenti emotivamente. 
Raggiunto questo obiettivo potremo ritenerci donne emancipate perché libere dalla catena del pregiudizio di avere per forza bisogno di qualcuno. Inoltre se saremo davvero libere potremo intraprendere una relazione sentimentale appagante e paritaria. Ma non solo questo: saremo figlie autonome, madri equilibrate e proficue, nonne serene nell'accertare lo scorrere del tempo.


Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata



sabato 16 gennaio 2016

La solitudine sentimentale

Di cosa si tratta?

Solitudine,, acrilico su tela, 2015 di Flavio Lappo


Una vita fatta di relazioni on-line e di amicizie virtuali può condurre in un baratro di solitudine. Sì, perché fin che sei connesso alla rete vivi in un mondo popolato da mille stimoli colorati, sonori... ma poi, spente le luci, ti ritrovi solo e la solitudine sentimentale si pone in primo piano. Non sto demonizzando i media ma solo focalizzando sul suo esclusivo uso per vivere con gli altri. Ma cosa significa davvero essere soli? Non avere una vita interiore soddisfacente perché si è privi di interessi personali, perché si segue l'onda piuttosto che vivere la propria vita. Il mio suggerimento è quindi di cercare l'equilibrio attraverso una vita fatta di piccoli momenti piacevoli vissuti in solitudine per non aver bisogno a tutti i costi di qualcuno. Allora se sarà solitudine, sarà cercata e non imposta da una vita che non riusciamo a vivere nella libertà di essere ciò che siamo. La vera solitudine affettiva è non saper stare con se stessi.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata


sabato 26 dicembre 2015

Quando l'amore è una maschera

I due universi, acrilico su tela di Flavio Lappo


La maschera dell'amore o quando l'amore è una maschera, frase che è nata in un momento di relax durante il Natale mentre osservavo il dipinto che Flavio Lappo ha creato per il mio romanzo Dimmi che mi ami, ed. Silele. Effettivamente a volte l'amore è una copertura fatta per nascondere il dolore, il rancore, la sofferenza rappresentata da quel cuore a centro immagine che gronda sangue d'amore e forse dell'amore non ha capito nulla. Quando l'amore ci fa soffrire perdiamo energia e vitalità rappresentate nel dipinto dalle gocce di sangue diventate piccoli cuoricini, a loro volta scaturite da un cuore ferito dalle incomprensioni, dalla gelosia e dal tormento di Leda, la protagonista. Ma se analizziamo la figura soffermandoci sul cuore grande, lo possiamo vedere come un velo che scende sul volto di lei, una maschera che sa occultare altro: ciò che forse non vuole dire neppure a se stessa. Con la maschera lei crede di tenere stretto il suo innamorato, ripetendo il suo amore all'infinito spera di giungere allo scopo, mentre poi si accorgerà che l'amore è forza terapeutica solo se lasciato libero di essere quello che è. Una potenza universale indistruttibile fatta per dare e conservare la vita. L'amore non è un pretesto per mettere le catene all'altro.


Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata

venerdì 4 dicembre 2015

Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere

copertina realizzata da Daniela Carcano

Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere Silele edizioni è il mio ultimo libro. Un breve saggio divulgativo per prevenire la violenza sulle donne nato da tanti incontri anche in occasione delle presentazioni del romanzo Dimmi che mi ami.

Dalla IV di copertina:
Dobbiamo arrivare prima della violenza, dell'abuso e del massacro del femminile. Il giardino delle mele parte da una riflessione che capovolge ironicamente la storia di Adamo ed Eva e prosegue concentrandosi sulla auspicata parità tra i sessi, sulla prevenzione e sull'amore come antidoto alla violenza. Caratterizzato da istruzioni pratiche evidenti ma anche da cogliere tra le righe, è un libro di prevenzione veloce ed accattivante: un alleato prezioso per aiutare le donne a non diventare vittime della violenza.

Ecco le foto della prima presentazione del 25 novembre 2015 scattate da Giuseppe Turati:



con il sindaco Siria Trezzi e l'assessore alle Pari Opportunità Patrizia Bartolomeo

con Daniela Carcano
con Lucia Isabel Esposito e Daniela Carcano








domenica 8 novembre 2015

Quando l'amore finisce


Separarsi e continuare ad amarsi


Estinguersi, disegno a matita di Flavio Lappo

A volte la vita è davvero strana, ci mette difronte a situazioni che non avremmo immaginato. Ambra Angiolini si separa da Francesco Renga: non voglio entrare nel merito della sua vita privata, ma ispirarmi per una riflessione. Leggendo un'intervista che la protagonista ha rilasciato, si intuisce che la vita di coppia era troppo pesante da gestire nonostante l'amore dichiarato per l'ex. Una sua frase mi colpisce - Non mi sentirete mai recriminare con frasi tipo “Per lui ho fatto qualsiasi cosa”-
Ora focalizziamo sulla dichiarazione che ho messo in evidenza: è giusto non recriminare anche perché se si è fatta qualsiasi cosa mentre si amava, in quel momento per noi era naturale. Quando non amiamo più tutta la fatica diventa palese e ci sembra di aver sprecato il tempo e la vita... ma ormai è finita. A questo punto ci renderemo conto di aver perso qualcosa di noi che non tornerà più: ci siamo date fino in fondo ed ora siamo deluse. Già, ma mentre Ambra sta dicendo “non mi sentirete mai...” noi l'abbiamo già sentita, la frase è già uscita, quindi tutto il racconto dell'amore che continua, un amore enorme che Ambra ha dichiarato nella nota intervista, non è convincente.
Per superare una delusione il primo passo è ammetterla con tutti i pensieri e le parole che abbiamo dentro di noi. Non dobbiamo fare finta di essere forti e sagge, ma al contrario dobbiamo arrabbiarci perché il nostro progetto d'amore si è rovinato. Ci farà bene, eccome se ci farà bene! Al diavolo il bon ton, evviva la capacità di liberarci! Una volta purificate dal dolore e dal risentimento, con l'anima alleggerita, ameremo ancora il nostro ex, anche se in modo molto differente.



Maria Giovanna Farina

© Riproduzione riservata



lunedì 2 novembre 2015

Quando amare fa rima con “rubare”

Amore per l'oggetto sottratto

Il furbetto, acrilico su tela di Flavio Lappo


Ci sono persone che si innamorano sempre della donna o dell'uomo di qualcun altro. Può capitare a tutti, ma quando diventa una costante non è più un caso bensì una ripetizione ossessiva che fa male a tutti. Sappiamo quanto innamorarsi di qualcuno impegnato sia una catastrofe per tutte le conseguenze che ne derivano, dall'impossibilità di una relazione vissuta giorno per giorno fino al rischio continuo di essere scoperti dal partner ufficiale. Ma come mai mi continuo ad innamorare di persone impegnate? È la domanda ricorrente. La risposta: perché per te l'amore diventa eccitante se è un “furto”. Tutti da bambini abbiamo rubato un oggetto piccolo e insignificante: alzi la mano chi non lo fa fatto? Mi riferisco ad un'età in cui si è consapevoli che si sta rubando e ci si prepara all'azione. Giunti sul luogo del “delitto”, l'adrenalina sale, si prova un'ebrezza piacevole e allo stesso tempo paurosa, ma vinto ogni timore si allunga la mano. Quell'oggetto è nostro, se nessuno ci coglie in fallo e non viviamo la vergogna di sentirci ladri possiamo tranquillamente riprovarci. Nella maggior parte dei casi non si diventa rapinatori seriali e la soddisfazione di aver infranto le regole è sufficiente, non c'è bisogno di scomodare Freud per capirlo. Ma se l'appropriamento indebito diventa l'unica modalità di acquisto, ecco che ci trasformiamo in ladri e non sempre di oggetti...a volte di persone. Insomma certi esseri umani riescono ad amare solo così e non sempre per non prendersi la responsabilità dell'amore di coppia stabile. Certo è che una volta conquistato il bottino spesso l'amore svanisce e la ricerca di una uova preda diventa impellente. A meno che si abbia voglia di fermarsi a riflettere per cercare la via d'uscita.

Maria Giovanna Farina

© Riproduzione riservata

domenica 25 ottobre 2015

Letteratura e arte

Opere di Rinaldo Biasetti


Rinaldo Biasetti, architetto e pittore ha realizzato dipinti ispirandosi al mio romanzo Dimmi che mi ami e al precedente Ho messo le ali. La tecnica è olio. Eccone alcune: