lunedì 23 settembre 2013

Lo facciamo di venerdì?


L'amore non è organizzazione 



Il nuovo film di Pascal Chaumeil Un piano perfetto è una commedia sentimentale a tratti divertente: non sarà di un'originalità pazzesca ma a volte si ha voglia di cose non troppo complicate e poco impegnate. Sono uscita dal cinema con un bilancio positivo: mi sono un po' divertita e ho portato con me qualche pensiero per il blog dell'amore. La storia è questa: le donne di una famiglia francese da generazioni falliscono con il primo matrimonio, mentre vanno bene col secondo. La causa del rottura sarebbe una “maledizione” così la protagonista, Isabelle, promessa sposa ad un bello, perfettino e un po' stereotipato, decide di organizzare un primo matrimonio...per poi divorziare subito e sposare il suo amore. Convinta di poter aggirare la maledizione. Le cose non andranno come lei aveva previsto....non aggiungo altro per non rovinare il gusto di andare a vederlo se ne avrete voglia. Questo è solo lo spunto per dire che l'amore non nasce, cresce, e si evolve seguendo schemi. Il fidanzato perfettino di Isabelle è super organizzato, la sua settimana è scandita secondo regole ferree che comprendono anche i divertimenti e gli incontri sessuali. Venendo alla vita quotidiana, ho ascoltato molti racconti in cui gli incontri dedicati all'eros vengono stabiliti a tavolino quasi fossero medicine da prendere secondo prescrizione medica. Questo approccio uccide il desiderio e, introducendolo in una schiacciante routine, strappa brutalmente le ali ad Eros. Il dio alato descritto da Platone scaglia frecce all'improvviso, dorme ovunque, non teme le scomodità e non conosce le agendine per gli appuntamenti...L'amore sa fare grandi fatiche per ottenere il suo scopo ma in cambio chiede un libera creatività alla quale, per nutrirlo, dobbiamo cedere: tutti, femmine e maschi. Perché noi siamo qui per parlare d'amore, per salvarlo dalla monotonia, dalla confusione, dall'appiattimento. Perché esso sia nuovamente se stesso e sappia farci ancora emozionare. Credo sia, a volte, la paura di perdere l'innamorato/a a farci accettare certi dettami e non ci rendiamo conto che proprio accettandoli lo/la perdiamo. Il mio discorso può apparire una banalità ma il nostro errore è spesso quello di sottovalutare le ovvietà.

Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it

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1 commento:

  1. L'ovvietà non va mai sottovalutata come ben dici. La libertà creativa dovrebbe essere l'essenza di un amore che richiede comunque sacrifici, dialogo e ascolto. Non è certo un contratto scritto, che conduce all' abitudine, monotonia negli schemi o all'adeguarsi comprimendo il sè, a sancire i parametri soggettivi/coppia di un amore. Il complementare nel rispetto libero non è mai facile da incontrare, a volte può essere pure il reciproco tendere al perfetto metodico...chissà...ogni amore ha il suo incrocio...libero di essere.

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