martedì 13 novembre 2012

L'amore è un'altra cosa


L'amore è un'altra cosa
Di Nicola Ghezzani

Rose, acquarello di Daniela Lorusso

Quando parliamo di amore di coppia, molto spesso i lettori fraintendono l'argomento. Infatti, dicono che l'amore ha bisogno di “pazienza” e “comprensione” e di “giochi” con cui intrattenere il partner; commenti che lasciano intuire quale sia l'argomento che essi hanno inteso come oggetto della comunicazione. In effetti, questi lettori pensano all'amicizia solidale fra coniugi, e, per essere più precisi, alla serena amicizia della convivenza. I Greci avrebbero chiamato questa esperienza di relazione philia, non già eros, e cioè amicizia, non amore erotico-passionale. Queste due esperienze sono completamente diverse!
Sulla base dello stesso equivoco, gran parte dei libri psicologici e sociologici sulla condizione della coppia e, quindi, tutti i libri di “psicoterapia della coppia” riguardano la stessa esperienza: si occupano di come far sì che la  coppia in crisi possa pervenire all'auspicata condizione di  amicizia solidale dei coniugi legati da un patto di compagnia, di assistenza e di sicurezza. Non trattano mai in modo chiaro e sistematico l'amore erotico, quello che comincia con un innamoramento estatico, è caratterizzato da una attrazione e un piacere sessuali incoercibili, tende costantemente alla fusione dei corpi oltre che delle menti, e va incontro a evoluzioni che modificano in profondità l'identità e lo statuto esistenziale delle due persone coinvolte. 
Questo equivoco accade perché il senso comune, fortemente influenzato dalla volontà sociale (cioè dalle istituzioni), promuove modelli di coppia la cui stabilità stabilizzi a sua volta l'intero sistema sociale. Secondo il senso comune, le coppie sono ben riuscite e serene solo quando realizzano una buona integrazione sociale; quindi quando hanno conquistato la solidarietà affettiva, l'unione economica stabile e l'omogeneità di azione. Per contro, quello stesso senso comune teme e aborrisce le unioni passionali, le quali mettono in gioco fattori potentemente soggettivi, spesso contraddittori con la volontà sociale. 
In senso stretto, dunque, il senso comune non vuol sapere nulla della sofferenza soggettiva, quella sofferenza che può essere capita solo se prestiamo la massima attenzione al singolo individuo colto nella sua unicità. Il bambino che è stato trascurato dalla madre o punito dal padre, divenuto un uomo adulto e inibito, oppure il povero operaio sfruttato in catena di montaggio, o il manager costretto a competere venti ore al giorno custodiscono nel corpo una sofferenza assolutamente soggettiva cui nessuna istituzione può dare ascolto, perché si tratta di una sofferenza potenzialmente contraria all'ordine sociale. Le organizzazioni sociali o le figure professionali (i sindacati, i sacerdoti, gli psicologi, gli assistenti sociali...) possono farsi carico dell'esistenza generica dell'individuo sofferente, possono cioè occuparsi del bambino in generale, oppure della classe operaia o delle ore di lavoro del manager. Ma nessuno può ascoltare quest'individuo fino alle profondità viscerali del suo essere persona sminuita e svalutata – persona sofferente dotata di un naturale diritto alla felicità. Lo può solo l'amante, colui che lo ama. Perché l'amore è appunto questa attenzione alla persona amata colta nella sua totale unicità. Non solo il suo corpo quindi, o la sua psiche, ma il corpo e la psiche insieme, uniti nell'essere quella persona unica e irriducibile, da amare in un rapporto esclusivo e totale.
Il sindacato può occuparsi della condizione psichica e morale della classe operaia, ma non può amare quel singolo operaio; lo psicologo può fornire empatia e amore professionale alla donna depressa o al bambino abbandonato, ma non può amare quella donna in senso erotico, e non può amare quel bambino nella sua fisicità come solo un genitore o un parente possono fare. Dunque, il senso comune e le scienze che gli si riferiscono, quando parlano di “amore nella coppia”, stanno parlando di amicizia solidale, non di amore erotico. L'amore non è l'amicizia solidale, non è la coppia serena; l'amore è un'altra cosa. Ha sempre a che fare con la sofferenza più intima e offre come sua terapia l'estasi, la fusione, l'utopia, il cambiamento.     
Al momento, e a mia conoscenza, solo i libri di Francesco Alberoni, la trilogia Innamoramento e amore, Ti amo e L'arte di amare, e i miei due libri Grammatica dell'amore e Perché amiamo (in uscita a febbraio/ marzo 2013) assolvono a questa funzione: quella di illustrare una vera e propria scienza dell'amore.
L'amore è un processo di presa in carico soggettiva del dolore, cioè del mancato sviluppo della vita individuale, della sua rinnovata vitalizzazione, della rinascita dell'individuo. Esso coinvolge tanto l'essenza della persona (la sua psiche più personale, la sua anima), quanto la base del suo essere, il corpo. Quindi, è allo stesso tempo mistico e sessuale. In amore l'esperienza del corpo, con tutti i suoi bisogni, è sacralizzata dall'unione spirituale; e l'esperienza del risorgere dell'anima coincide con la cura erotica di un corpo unico e concreto.    
    Tutti i diritti riservati

Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore http://nicolaghezzani.altervista.org/  


2 commenti:

  1. Filippo Gibiino15 novembre 2012 05:07

    L’analisi di Nicola Ghezzani è precisa e utile al fine di chiarire le differenze tra l'amore passionale e la relazione di coppia stabile. E’ importante sottolineare queste differenze, in quanto siamo abituati a parlare troppo genericamente di “amore”; ce lo ricordano Ghezzani, nella “Grammatica dell’Amore” e Alberoni in “L’arte di amare”: esistono molteplici forme d’amore. E’ compito della scienza dell’amore riconoscere le varie declinazioni delle relazioni tra esseri umani e dar loro un nome.
    Ora, mi domando, dietro la coppia stabile, istituzionale per scelta, c’è sempre l’accettazione dei valori sociali proposti? Possiamo ipotizzare che quando il sistema sociale è percepito dalla soggettività come giusto e desiderabile, si è motivati alla costruzione di una coppia che rispecchi e sostenga i valori di quel sistema sociale. La formazione della coppia in questo caso può anche essere pensata come un tributo, un riconoscimento delle persone a quei valori sociali. Viceversa, quando una soggettività è ferita, svilita dal sistema sociale, dallo status quo, è fortemente motivata a costruire una coppia in cui rimettere in gioco l’amato e sé stessa. A questo punto dobbiamo ammettere che l’intensità e la forza della seconda unione dovranno essere di gran lunga superiori per grado a quelle della prima, in quanto, nell’amore passionale ci si propone di trasformare radicalmente e creare nuove identità.

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  2. Commento ineccepibile, Filippo, davvero chiaro e del tutto condivisibile.
    Nella creazione di una coppia occorre tener presenti due momenti, anche se di fatto sono confusi. Il primo è la coppia in sé stessa. Se è vera l'autonomia (relativa) del biologico rispetto al sociale, la coppia è innanzitutto unità biologica intesa al piacere dei corpi e delle menti (che precede l'istanza riproduttiva). Quindi è a-topica rispetto al sistema sociale, e questo per definizione. Più è esclusiva, quindi "forte" (come giustamente dici tu) più sta al di fuori. Poi, in un secondo momento, c'è il confronto coi valori. Prima il sentire, poi il pensare. E il sentire è in larga parte un pensiero pre-sociale. E' questo che cerca la Psicologia: la psiche come scarto differenziale dalla norma. Cerchiamo un piacere che è al di là della codificazione sociale: trovarlo è dare l'avvio, la prima scintilla, allo stato nascente (Alberoni).

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