mercoledì 31 ottobre 2012

I grandi amori


Servono grandi amori

Di Claudio Risé

da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 ottobre 2012, www.ilmattino.it

Ripari, disegno a matita di Flavio Lappo


Forse, prima e più dell’economia, è malato l’amore. O meglio la nostra capacità di innamorarci, di appassionarci all'altro.
E’ noto (e stradimostrato) come l’innamoramento dia nuove forze, nuove energie e capacità di immaginare cose, prendere iniziative. Oggi però ci si innamora sempre meno. Si costituiscono meno coppie, si rompono più velocemente. Anche il single, poi, non è felice, come sanno bene terapeuti e servizi sociali. Tutto ciò crea depressione e ristagno (anche economico).
In questo panorama desolato Francesco Alberoni, uno dei sociologi italiani più noti nel mondo (i suoi libri sull’amore sono stati tradotti in trenta lingue), lancia una proposta del tutto controcorrente. Mentre la maggior parte (anche dei terapeuti) convivono con le relazioni evaporate della società “liquida”, Alberoni scrive un libro (che chiama senza esitazioni: “L’arte di amare”), che è un inno, ragionato ma anche molto appassionato al: “grande amore erotico che dura”.








Claudio Risè, psicoanalista e scrittore

5 commenti:

  1. Ottimo e stimolante argomento: a livello generale e fenomenologico assisto (e non ne sono immune) ad una continua ricerca d'amore, tant'è che l'ho volutamente idealizzato come necessaria pratica filosofica della "rinnovata passione", ritrovare-ovvero, quelle magiche sensazioni che caratterizzano l'esordio amoroso. Ecco che, piuttosto che andare alla ricerca della novità di profili femminili, ritengo sia costruttivo "amare l'idea dell'amore". Vi allego un mio link..

    http:\\www.antoniobellanca.it/blog/index.php?id=wp3

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  2. Bellissimo articolo-recensione sul nuovo libro di Alberoni che ha centrato il cuore del problema, come solo Claudio Risé, con la sua intelligenza abituale, poteva fare.
    Al giorno d'oggi dominano i rapporti di forza (spesso giustificati da una pseudoscienza che avalla l'idea di una natura umana egoista e pulsionale e calibrata sul vantaggio individuale), quindi il cinismo e chiunque si muova sul registro della passione viene tacciato di stupidità o di patologia. In realtà il potere (e i suoi inconsapevoli seguaci) teme il potere più grande che è contenuto nei legami di passione. E cerca di disarmarlo con la denigrazione.

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    1. Oltre a ciò che dici, mi viene in mente La volpe e l’uva, chi non può o non riesce ad avere qualcosa preferisce dire che non è il momento o non gli interessa. Come dice Alberoni l’amore richiede impegno, bisogna essere disposti ad impegnarsi quindi. I detrattori della passione amorosa possono essere individui incapaci di amare. Noi siamo qui anche per dimostrare che l’amore è cosa buona.

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    2. Certo! Ma anche di più: che l'amore è la forza coesiva e allo stesso tempo trasformativa degli individui e delle società. L'articolo di Risé stigmatizza l'individualismo in cui la società contemporanea è precipitata (e lo stato di abbandono in cui si sentono i ragazzi, come del resto gli adulti che però lo mimetizzano). Oggi siamo centrati sui benefici che l'io può ottenere dalle relazioni. La stessa psicologia si è mossa per decenni in questo senso. la "realizzazione di sé" equivaleva a abbattimento di chi ci limita, persona e regole morali, separazione dal legame cosiddetto "alienante", auto-gratificazione. Ancora oggi si dice che se vuoi stare bene devi volerti bene. Peccato che non possiamo amarci se non mediante la relazione con un Altro. L'ultima delle paure che elenco in un mio libro sulla paura di amare è la paura della trascendenza, cioè di abbandonarsi alla potenza che si sprigiona dal legame.

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  3. Verissimo quel che dite, Nicola e Maria Giovanna. Questo è un modello di cultura che ha progressivamente svalutato la funzione del sentimento a favore del pensiero, e quella dell'intuizione a favore di quella del calcolo, del guadagno e del controllo (ossessivo) della situazione.
    L'emozione, il desiderio, l'affetto, e in fondo la stessa, piena relazione costituiscono dei pericoli gravi per questo modello sociale e culturale, perché scatenano forze ( e anche scoperte), incontrollabili dalle tecnostrutture burocratiche che amministrano ogni potere, e dagli uomini che vi sono stati inglobati, trasformati in devoti funzionari. L'intensa e profonda libertà, nella quale nasce la passione amorosa diventa allora un'inquietante stravaganza, quasi eversiva. Eros fugge lontano da questo disastro. Ma il Ribelle dentro di noi (ed anche il Selvatico di cui parlo io), che vuole essere anche Amante per essere felice "passa al bosco" (come suggeriva Juenger), o entra nel tempio dell'Amore, come fa Alberoni, e lo ritrova.

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