sabato 6 ottobre 2012

Nicola Ghezzani risponde ai commenti


Nicola Ghezzani risponde ai commenti di Anoressia sentimentale 
del 4-10-12
Nicola Ghezzani psicoterapeuta e scrittore

Leggo dalle risposte dei lettori che si è coscienti del problema della paura di amare (quella paura che nei miei libri ho chiamato anoressia sentimentale) ma che si stenta a capirne la genesi. Quindi aggiungo qualche rigo di ulteriore spiegazione.
Ebbene, per capire questa paura bisogna considerare due cose: che la nostra base psicologica è interpersonale e che il modellamento della nostra psiche è invece sociale, è costituito da modelli e da valori.
Al livello dei rapporti interpersonali, in qualche misura ci difendiamo tutti dall'amore, perché amare significa essere spinti, trascinati al di fuori dell'io e fusi con un altro, dal quale si dipende. E noi tutti siamo talmente attaccati al nostro io che questo movimento che ci spinge a uscire dall'io e a dipendere da un altro ci fa paura. Si teme l'eccesso, la rottura di limiti: e uscire fuori da sé, fuori dal proprio io, è percepito come un eccesso. Solo il bambino piccolo sa abbandonarsi interamente all'estasi gioiosa dell'amore, perché ha un io ancora labile e non ne teme la perdita. Crescendo siamo feriti da questo o quel rapporto e allora ci ritiriamo, cessiamo di essere bambini e dimentichiamo l'arte di abbandonarci fiduciosi. Questo è un fenomeno universale, che cresce col crescere del valore che attribuiamo al nostro io.
Ma oggi questa paura è ai massimi termini. L'io domina incontrastato e con esso la sua volontà di potenza, la volontà di affermarsi e di stare al di sopra degli altri. Pensiamo tutto in termini di desideri personali, realizzazione personale e vita personale. Di conseguenza, abbiamo il terrore della frustrazione dei nostri desideri, di fallire sul percorso della realizzazione e di ammalarci e morire. La società ci mostra le mete che dovremmo raggiungere e se c'è la possibilità che non le raggiungiamo ci sentiamo frustrati, falliti, mortali. Purtroppo – sempre a causa della pressione sociale – queste paure, anziché spingerci ad aprirci agli altri, ci fanno sentire insidiati e impauriti col risultato di farci  chiuderci ancora di più in nuovi desideri, nuove ambizioni, nuove fantasie onnipotenti di invulnerabilità e di rimozione della morte.
La società moderna non ci vuole coscienti dei nostri limiti, perché se lo fossimo ci ameremmo di più e vorremmo una società più giusta, più umana, più tollerante, e ci apriremmo all'amore e alla solidarietà. Scopriremmo che la vera ricchezza è l'Altro, e questa scoperta non fa bene al PIL.
Circolano ancora troppi miti sulla realizzazione personale, sulla competizione, sulla “debolezza” di chi ama. Dovremmo rieducarci e rieducare gli altri alla conoscenza della incomparabile ricchezza e della stupefacente grandezza che ci viene rivelata dalle passioni, dalla fusione con qualcosa di più grande di noi.          

1 commento:

  1. Ci sono uomini che dicono che non si sono mai innamorati pur avendo vissuto storie di qualche anno, provavavo dei sentimenti ma un vero trasporto.Perchè secondo lei di fondo c'è questa paura all'abbandonarsi totalmente all'altro??

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