venerdì 26 ottobre 2012

La scienza dell'amore


La scienza dell'amore
di Nicola Ghezzani

Sognando l'Eden, olio su tela di Flavio Lappo

Perché pensare ad una scienza degli affetti, una scienza dell'amore?
La risposta che ci sorge spontanea è semplice nel suo enunciato e complessa nelle sue conseguenze. Una scienza dell'amore ci offre l'opportunità di rifondare non solo la psicologia ma anche la psicoterapia, e di farlo alla radice. Vediamo in che senso.
Fino ad alcuni decenni fa, gli psichiatri e gli psicoterapeuti indicavano, più o meno tutti, come base della salute mentale una buona integrazione sociale. Cos'era per loro l'integrazione sociale? Era educarsi all'autocontrollo, diventare responsabili e darsi le mete che la società nel suo complesso riteneva normali: innanzitutto famiglia e affetti stabili; poi, per gli uomini, il lavoro e una sostanziale accettazione della gerarchia sociale, e, per le donne, l'accettazione della maternità. Erano questi i valori sociali di base, integrati i quali si affermava che la persona fosse mentalmente sana. Parametri non troppo difficili da raggiungere, sicché una quota elevata della popolazione appariva sana.
Questo criterio di valutazione resta ancora oggi molto diffuso, ma non è più il criterio dominante. E' stato infatti compendiato, se non del tutto sostituito, da un nuovo metro di misura. Dal dopoguerra ad oggi, su influsso della vincente cultura anglosassone, il nuovo parametro della salute psicologica individuale è stato individuato nell'autonomia. Cos'è l'autonomia? E' la capacità dell'individuo di essere indipendente, realizzata grazie a questi valori: la spontaneità, lo sviluppo di una personalità non limitata da un'altra, la separazione dalla famiglia di origine, un lavoro e un reddito; in più, né l'uomo deve essere dominato dalla donna né la donna dall'uomo. Dunque, se si considerano caratteristiche dell'autonomia psicologica e sociale la capacità di lavorare, l'indipendenza economica, una casa e relazioni sessuali prive di dipendenza, anche il modello dell'autonomia non è troppo difficile da realizzare (sebbene lo sia di più della semplice integrazione sociale) e molte persone possono apparire sane.
A ben vedere, però, sia nel caso dell'integrazione sociale che in quello dell'autonomia, si tratta di criteri di valutazione “esterni”, che riguardano cioè l'identità sociale dell'individuo (nel primo caso, famiglia, lavoro, obbedienza alla gerarchia e ai valori tradizionali e, nel secondo, intraprendenza, capacità di disimpegno, socievolezza, relazioni sessuali libere...). Criteri talmente “esterni” che mi arrischierei a dire che rappresentano definizioni sociologiche della normalità, piuttosto che psicologiche. Per “psiche” dobbiamo intendere qualcosa di più intimo, che coinvolga i vissuti emotivi e i sentimenti dell'individuo.
Io, per lo stesso fine della valutazione della salute mentale individuale, propongo di assumere un criterio di valutazione più chiaramente psicologico: l'intimità o, per meglio dire, la capacità di intimità affettiva e di relazione d'amore.
Ebbene, se assumiamo questa capacità come parametro della salute, ecco che ci si rivela tutt'altro quadro. Osservati da questa angolazione, non sono molti gli esseri umani che mostrano di sapere sostene l'intimità profonda e il processo amoroso. In coppia i più si sentono prigionieri di una trappola invisibile e vi si dibattono procurando dolore a se stessi e al partner; molti altri se ne tengono al di fuori in virtù di una rigida personalità autarchica.
Questa strana incapacità di intimità affettiva è ben registrata da un fenomeno paradossale: le madri, sempre più numerose, terrorizzate dal rapporto intimo con il neonato. E da un altro fenomeno non meno paradossale: i numerosissimi uomini e donne che, svegliandosi d'improvviso da una condizione di efficiente autonomia o di adeguata integrazione sociale, intuiscono l'esistenza di un ulteriore grado di salute, che sfugge loro e li tormenta: sono perfettamente autonomi e bene integrati eppure sono infelici.
Per questo, per superare modelli di salute disfunzionali, è nata una scienza dell'intimità affettiva, la scienza dell'amore: per mostrare quanto la natura umana dia il meglio di sé nell'armonia dinamica dell'incontro intimo con l'altro essere umano, e quanto, allo stesso tempo, noi ci siamo allontanati da questa ricchezza innata.
La scienza dell'amore è il titolo della nuova collana della casa editrice Sonzogno nella quale è stato pubblicato da pochi giorni il bellissimo libro di Francesco Alberoni L'arte di amare, e a marzo/ aprile del 2013 comparirà il mio Perché amiamo. Ebbene, uno degli scopi della collana, forse il più importante, è appunto di illustrare in tutta la sua ricchezza questo nuovo, suggestivo e direi persino rivoluzionario paradigma della salute umana.

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Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore

9 commenti:

  1. Filippo Gibiino27 ottobre 2012 06:01

    Le correnti psicoanalitiche nel corso degli anni hanno gradualmente e faticosamente rivolto la loro attenzione sull’importanza delle relazioni, in particolare sulla relazione madre-bambino, per la costituzione della nostra psiche. Così, diversi psicoanalisti hanno iniziato a studiare la diade madre-bambino impegnata negli scambi d’amore e di cure. Ciò che non è stato preso in considerazione sono la forza e le funzioni che l’amore continua a svolgere durante tutta l’età adulta.
    Allora, una scienza che riconosca fino in fondo e lucidamente il ruolo dell’amore, ci dona quel respiro vitale che è proprio dell’amore stesso nel momento in cui si affaccia alla nostra vita.

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  2. lilianavalentini@hotmail.com27 ottobre 2012 06:46

    Ancora un importante articolo sull'argomento che il Dottor Ghezzani sta approfondendo con vero Amore.

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  3. Non credo che possa esistere una buona identità sociale "dell'individuo" senza una "sufficientemente buona" identità intima della persona. Credo che siano da superare gli schemi interpretativi che separano identità sociale e identità intima personale e passare a modelli che integrano interno ed esterno, soggetto e oggetto, realtà sociale e realtà psichica.
    Angelo Guarnieri

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  4. Grazie dei commenti. La scienza dell'amore come io la intendo (in un perfetto gemellaggio con le teorie di Francesco Alberoni, che, nato medico, è un sociologo prima di essere uno psicologo) studia in che modo la relazione d'amore sia disturbata o favorita dalle coordinate sociali all'interno delle quali si sviluppa. Lo studio della diade madre-bambino (come suggeriva Filippo Gibilino) ha aperto la strada alla consapevolezza di una natura umana relazionale. Ma ha trascurato lo studio della società intorno a quella prima coppia. Quindi non si è trovata nella condizione giusta per analizzare la diade adulta, che infatti è censurata (nel senso che è rimandata sempre alle sue origini materno-infantili). La mia Psicologia dialettica è si è sviluppata interamente nel segno di questa analisi del rapporto fra macro-sistemi (sociali) e micro-sistemi (interpersonali). E nel segno dell'idea che l'individuo non esiste in se stesso, ma come precipitato delle relazioni interiorizzate, alcune delle quali sono assunte come asse portante dell'identità. Non c'è nulla nel mondo umano che non possa essere riportato alla scena di due entità in posizione frontale che si amano oppure si odiano. Sta a noi cominciare a non spandere più l'odio che ha funestato le nostre società fino ad oggi (magari mascherato dietro l'ideologia della "sana competizione" o della "rivalità accademica").

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  5. Condivido, e come non potrei, lo studio delle relazioni inserite in un contesto (società). È fondamentale e ineludibile ricordare che siamo esseri-nel-mondo immersi una rete di relazioni. Ma credo sia molto difficile, per non dire impossibile “Non spandere più odio”. Pur riconoscendo i meriti di Freud, l’ho, lo abbiamo, superato per proseguire in un cammino di proficuo e reale confronto…nonostante tutto questo come la mettiamo con la componente aggressiva insita nell’essere umano? La neghiamo? La imbrigliamo? La “spostiamo”? Al di là degli insegnamenti ricevuti, esiste e ed emerge talvolta anche nelle relazioni di vero amore di coppia. Mi piacerebbe allargare il dibattito su questo punto.

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  6. Volentieri. L'uomo è capace di odio tanto quanto di amore, ma le specie viventi sono nel processo evolutivo, quindi cambiano. Nei miei libri, e in particolare nel capitolo su Freud in "Volersi male" (2002), ho mostrato che Freud aveva colto la violenza insita nella psiche degli individui del suo sistema sociale, e l'aveva generalizzata alla natura umana. Se avesse letto Darwin non avrebbe fatto uno sbaglio così sventurato (per tutta la psicoanalisi successiva). Darwin ha rivelato la natura sociale ed empatica della scimmia umana. Le società oggi sopravvissute alla evoluzione culturale sono quelle più violente (unite ed empatiche al loro interno, ma ferocemente competitive all'esterno). Ma la specie è per la prima volta di fronte all'abisso dell'estinzione. Dopo l'olocausto e la bomba nucleare l'umanità ha messo al bando la guerra totale e per ora c'è riuscita. La specie evolve. Nel libro "La logica dell'ansia" (2008) ho mostrato che evolve mediante selezione dei valori (i memi di Dawkins). L'intento della scienza dell'amore, come io la intendo, è di spiegare che possiamo odiarci tanto quanto amarci. Ma che ormai, dato che l'abisso dell'odio l'abbiamo esplorato in lungo e in largo, amare è conveniente. Quindi innanzi tutto si tratta di demistificare le presunte scienze che indicano il demonio, il male, la pulsione di morte, la "sana" aggressività, come tratti istintuali immodificabili. La scienza è innanzitutto etica. Quando "osserva" modifica e orienta. Nessuna opinione è neutra.

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  7. lilianavalentini@hotmail.com28 ottobre 2012 11:01

    Condivido del tutto ciò che scrive il dottor Ghezzani, di cui ho letto molti libri.
    Freud, attribuendo a tutti i singoli esseri umani la stessa violenza che intesse la società, mi pare che non riesca a spiegare la depressione e tutti quelli stati, in cui la persona resta soggetto al disagio, attribuendosi tutta la colpa della situazione . Magari è l' unico disarmato, o uno dei pochi, ma c'è. Dunque quella regola NON funziona.

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  8. Filippo Gibiino29 ottobre 2012 10:25

    Ringrazio Maria Giovanna Farina per aver sollevato un argomento così interessante. L’uomo è un animale naturalmente artificiale e artificialmente naturale. Le neuroscienze ci dicono che il nostro cervello e il nostro corpo sono progettati per farci entrare in connessione con l’altro. E la nostra soggettività si fonda a partire dall’intersoggettività. L’”io” e il “tu” sono intrinsecamente legati alla dimensione del “noi”, e senza l’uno non potrebbe esistere l’altro. NON è possibile essere umani al di fuori della relazione con l’altro. Qui mi fermo con quella che potrebbe essere una scarna ma centrale descrizione della natura umana. Sarebbe invece eccessivo considerare la bontà, la simpatia e l’altruismo propensioni intrinseche dell’uomo, tanto quanto l’aggressività e la violenza. Come ha scritto Nicola Ghezzani, siamo capaci tanto di amore quanto di odio. A questo punto è già entrata in gioco la cultura, intesa nella sua accezione più ampia di varietà e plasticità di comportamenti, che si contrappone alla rigidità degli istinti. E come propone Nicola Ghezzani, oggi è conveniente per tutti promuovere una cultura centrata sull’altruismo, sull’amore e non sull’odio. Se questi valori o memi sono davvero adattivi in senso evoluzionistico, saranno moltiplicati e diffusi tra la specie grazie alla nostra natura sociale.

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  9. Grazie per gli ottimi interventi. L'aggressività è una eredità culturale tanto quanto biologica e oggi siamo nella condizione di modificarla. Nella mia scienza ho chiamato "mediazione dialettica" questo sforzo di evoluzione culturale. Lo stesso vale per la coppia. Come peraltro scrive benissimo Alberoni nel suo ultimo libro, "L'arte di amare", dire la verità significa dare corpo al proprio dolore, alla frustrazione e alla rabbia perché la relazione sappia accoglierli e trascenderli nella comprensione delle loro ragioni e nell'evoluzione della forma-coppia. Si tratta di un lavoro di "negoziazione" che conduce alla evoluzione culturale e sentimentale della coppia.

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