mercoledì 3 ottobre 2012

Anoressia sentimentale


Uomini e donne che hanno paura dell'amore

di Nicola Ghezzani
Mondi separati, disegno di Flavio Lappo


Nella mia qualità di psicoterapeuta, negli ultimi anni ho osservato in molti dei miei pazienti il manifestarsi di un nuovo tipo di disagio.
Alcuni sono turbati da una disperante incapacità di amare e da una conseguente mancanza di senso; talvolta anche da una totale assenza di desiderio sessuale, come se la radice della vita sia stata in loro estirpata; altri da relazioni conflittuali (segnate prima da rabbia e risentimento, poi da senso di colpa) che li rendono inaccessibili all’amore: un “mistero” che volge al negativo ogni loro storia d’amore.
Le più frequenti conseguenze emotive di questo disordine dei sentimenti sono due.
La prima è un ripudio radicale e un cinico disprezzo nei confronti dei legami, dei sentimenti e di chiunque “teorizzi” l'esistenza dell'amore: «Le relazioni umane sono una giungla!» si dice allora in questi casi. «L'amore non esiste! Ci siamo appena liberati dei condizionamenti religiosi che ci spingevano verso la morale matrimoniale, ed ecco lo psicologo o il sociologo che prendono il posto dei preti e hanno la sfrontatezza di teorizzare l'esistenza dell'amore di coppia! Non vogliamo più essere ingannati!».  
La seconda conseguenza deriva dalla constatazione che la compulsione al conflitto ha distrutto non solo un rapporto ma la stessa sensazione di meritare amore. Allora la caratteristica dominante è un senso di abbandono e di solitudine inconsolabile e un conseguente disperato bisogno di amore: «Sbaglio sempre!» si dicono coloro che vivono in questo stato d'animo. «Mi scelgo sempre il partner sbagliato, l'arido, il manipolatore, la persona meno adatta a me. E' colpa mia. Alla fine resto sempre solo. Sono destinato all'infelicità».
Nonostante molti di loro non ne siano coscienti, la causa principale della loro sofferenza risiede nella paura che essi nutrono nei confronti della relazione d’amore, perché la relazione d’amore instaura per sua natura un legame di dipendenza e chiede risorse, dedizione, cambiamenti; in una parola: chiede altro amore. A proposito di queste persone ho coniato la categoria diagnostica della anoressia sentimentale, e ne ho fatto da un decennio un oggetto di studio e di passione clinica.
Al giorno d'oggi uomini e donne hanno infinite possibilità di conoscersi e amarsi. Non di meno, tanti di loro hanno smarrito la capacità di sentire davvero cosa siano l’intimità affettiva, l’incontro appassionato, l’innamoramento, l’amore.
L’anoressia sentimentale è dunque sia incapacità che rifiuto di amare.
L'anoressico sentimentale controlla e rimuove il bisogno affettivo in virtù della creazione di una personalità autarchica, chiusa in se stessa, regolata da stili di vita tanto indipendenti o conflittuali da non consentire la nascita o la persistenza di legami.
Il mondo contemporaneo sembra dunque essere afflitto da una diffusa paura di amare.
Grammatica dell'amore, il nuovo libro

Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore http://nicolaghezzani.altervista.org/  


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8 commenti:

  1. COMMENTO DI SILVIA CALZOLARI

    Molto interessante e specchio del reale l’analisi di Nicola Ghezzani. Pur non essendo esperta nel settore, per vissuti personali e per dialogo/ascolto costante anche grazie a questo mondo virtuale, non posso che essere d’accordo. Una grande e profonda solitudine è il risultato. Penso che il disincanto porti a chiudersi in autodifesa negando l’amore (forse molto più maschile) in alcuni casi e in altri l’autocolpevolizzarsi (forse molto più femminile). Evidente l’incapacità di abbandonarsi all’amore nella consapevolezza che sia gioia e al contempo sofferenza. Il timore di soffrire è un deterrente. Forse poter affermare ho scelto, ho donato, ho ricevuto perché lo sentivo profondamente in totale mia responsabilità e non colpevolizzo nessuno nemmeno me stesso è percorso difficile. Amo quindi vivo, vivere è estasi e anche sofferenza. Un miracolo talmente prezioso l’amore…solo natura…autentica e vitale che non dovrebbe mai essere sprecato schermandosi in autoimplosione. Silvia Calzolari

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  2. Interessantissima l'analisi del dott. Ghezzani, ma anche la riflessione di Silvia Calzolari, che gli fa eco. Condivido.
    Ma, a parer vostro, perchè oggi succede tutto questo? Perchè questa diffusa incapacità/paura d'amare? io ho le mie idee in proposito, ma sono molto curiosa di leggere le vostre riflessioni e di chi ci legge.
    Eleonora Castellano

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  3. Certamente l'analisi del dott. Ghezzani è reale e si basa su concreti fatti. Io credo, che la paura di amare e di amare con l'amore erotico, che fra le due forme c'è differenza, sia una conseguenza forse difficile da capirne la causa primaria. Ma credo che possano influire diversi fattori e sopratutto una fondamentale insicurezza generale che si trasferisce sulla persona, creando patologie mentali...forse. Io credo nelle emozioni. Credo nella condivisione delle stesse e sono convinto, questo è un mio pensiero, che vivere, condividere alla pari, lasciarsi portare nell'universo intimo con l'amore erotico, per "assaporare" la bellezza, la totalità dell'abbandono emozionale dell'uno all'altro, senza prevalere, senza autorità ma come si fosse uno solo, sia l'Emozione UNICA, da vivere quando si presenta. Lasciando fuori dalla mente, tutto il resto. Perché, il resto, si cancella. Forse in generale, c'è paura di emozionarsi e vivere le emozioni. Forse c'è un retaggio culturale e non solo. Questo è il mio pensiero.

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  4. Interessante articolo e tematica molto attuale!
    A parer mio l'anoressia sentimentale potrebbe non derivare solamente da una paura di essere feriti nuovamente dopo una storia d'amore finita male o da un senso di colpa auto-attribuito per il fallimento percepito a causa della fine di una relazione; forse potrebbe derivare -in parte- anche dall'incapacità che alcune persone hanno di riconoscere i propri sentimenti, di ascoltare i propri desideri, di capire quello che vogliono veramente...

    Giorgia

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  5. C'e molta l'ignoranza in questo campo....bisognerebbe comminciare ad insegnare come altre materie da scuola...perche spesso nelle famiglie c'e una tabu e tantipregiudizzi tra 2 sessi!!!Sopratutto nella società maschilistà come in l'italia....la donna e uomo hanno ruoli ben diffinite e l'unico ruolo di donna e accudire e fare l'infermiera senza avere la voce in capitolo!Uomo va a spasso senza dare conto a nessuno...intanto la famaglia di mulino bianco va alla grande!!!

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  6. Filippo Gibiino6 ottobre 2012 12:31

    Esiste un diffusissimo modo di pensare che pervade trasversalmente parte della nostra cultura. Nella psicologia, nell’economia, e nella letteratura è presente la convinzione che l’individuo si debba autodeterminare, svincolandosi dalle relazioni e dai legami, visti come costrizioni e ostacoli per la libertà. Nel suo libro, Nicola Ghezzani ricorda come lo stesso Freud indichi per l’uomo una natura essenzialmente egoista. Per l’inventore della psicoanalisi, infatti, l’amore sarebbe possibile solo grazie al soddisfacimento delle pulsioni sessuali dell’individuo. L’individuo costruirebbe una relazione al fine di garantirsi una soddisfazione sessuale continua e costante nel tempo! Questo modo di intendere la natura umana è profondamente sbagliato. Se crediamo in una simile natura umana non stupisce che molti uomini e donne siano così disorientati, in difficoltà nelle relazioni e in conflitto con gli altri. Durante i miei studi è stato particolarmente interessante scoprire come anche le migliori neuroscienze italiane siano in linea con le idee proposte da Nicola Ghezzani.
    Dalle parole di Vittorio Gallese “negli Stati Uniti oggi, a esempio, vi è una fortissima pressione da parte del pensiero conservatore a fare passare lʼidea che lʼuomo è naturalmente individualista.
    Condurre una battaglia politica per contrastare questa idea significa, oggi, utilizzare anche
    i dati messi a disposizione dalle neuroscienze cognitive. Non voglio essere polemico, ma
    credo che oggi oltre a citare Foucault, ci sarebbe bisogno di conoscere meglio e di più chi
    siamo, anche da una prospettiva neurobiologica. Le neuroscienze dimostrano che la dimensione pre-individuale, come la definisce Virno, o noi-centrica, come la definisco io, precede e sostiene la costruzione dellʼindividualità personale. Impariamo a divenire quello che siamo solo ed esclusivamente attraverso la costante interazione sociale con gli altri.”
    E ancora: “La nostra identificazione sociale con gli altri è una caratteristica costitutiva di ciò che significa essere umani.”

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  7. NIcola Ghezzani ha risposto ai commenti

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  8. Interessante. Argomento assai vasto! Credo che...la paura d’amare...“nasce dal donarsi totalmente e incondizionatamente.” Purtroppo, sia l’uomo e la donna consapevolmente o non... invasi dalle proprie paure e ignare convinzioni... si trascinano in questa VITA “carichi di bagagli” avvenimenti o esperienze vissute in un tunnel... quale l’amore, condizionandone il nuovo o preludendosi l’opportunità... il tutto schermandosi e allontanandosi da suoi simili.
    Senza amore tutti sono un’entità solitaria.
    Inoltre, la razionalità con attento occhio vigile con il suo veto da abile regista delinea i fatti e i comportamenti... creando a sua volta un’alternativa “verosimile”. Facendo si, che l’amore...
    questo sentimento sublime che unisce entrambi i sessi, che muove tutte le cose... appaia come una “minaccia.”
    Anche la società fa da contorno, imponendo le sue regole, trascinandoli in una realtà sentimentale caotica. Mettere a nudo la propria anima non è semplice e donarsi incondizionatamente... nell’essere umano è sinonimo di “FRAGILITA'”.
    A volte.... prigionieri e lontani dal vero senso della VITA stessa.

    Olga P.

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